Red Dead Redemption 2 non è un titolo semplice, immediato, facilmente digeribile. Non è un’opera universale, che si adegua, si adatta, viene incontro ai gusti e alle inclinazioni del suo pubblico. Semmai è una roccia inamovibile, fortificata da una filosofia di fondo infrangibile sino alle estreme conseguenze, al punto da poter essere considerata una produzione non inclusiva, intransigente, severa. Fa ben poco per assecondare le esigenze dell’utenza contemporanea, fiera della sua coerenza interna, di una visione, artistica prima che ludica, ben definita, granitica, incontrovertibile.

Anche per questo, solo chi ha realmente compreso e carpito la natura intrinseca del primo Red Dead Redemption potrà godersi a fondo ed approcciare correttamente quanto offerto da Rockstar Games con questo secondo capitolo, vero e proprio prologo alle (tristi) avventure del buon John Marston, nonché accorata testimonianza di un tempo storico destinato ad estinguersi per sempre, da lì a poco.

Red Dead Redemption 2 screenshot

Tra le cose più sorprendenti di Red Dead Redemption 2, vale certamente la pena citare l’interattività con i vari NPC che incontrate lungo il cammino

Red Dead Redemption 2, a ben vedere, è un gioco liminale, di confine, di transizione, non solo per i contenuti che sviluppa, ma anche per il tipo d’esperienza che offre, a tratti senza compromessi, così diversa dai molteplici congeneri. Nel panorama attuale, esiste solo un gioco con cui valga la pena imbastire un serio paragone: The Legend of Zelda: Breath of The Wild, simile nel ritmo, persino nel tipo di interazione che scatenano ed innescano le meccaniche ludiche su cui si basa.“Il più grande limite di Red Dead Redemption 2, sempre che sia lecito intenderlo come tale beninteso, è il suo essere palesemente settario ed estremo”

Il titolo Rockstar Games è un’angosciante sonetto, una mesta ballata, passateci l’ossimoro, in onore, o in ricordo dipende dai punti di vista, di un sistema di valori che non esiste più, di un’America che ormai ha fatto il suo tempo, di un’epoca che sta per essere schiacciata dal capitalismo che ormai procede con la furia e la velocità di una locomotiva lanciata a tutta velocità.

Arthur Morgan, protagonista dell’avventura, esattamente come tutti gli altri membri della gang di Dutch van der Linde, a suo modo criminale gentiluomo, è un pistolero che si illude con tutte le sue forze di avere ancora un posto nel mondo, di poter dire la sua, ribadendo, come può e contravvenendo continuamente alla legge, la sua esistenza, la sua cieca aderenza all’ideale di libertà, lo stesso che gli aveva promesso e permesso un’America che nel mentre ha deciso di voltare pagina, cambiare le regole, imporre un nuovo modo di intendere ed incentivare il progresso.

Arthur Morgan, in altri termini, è un pellerossa di fine Ottocento, un ostacolo da braccare e abbattere, un espediente ormai inutile ed anacronistico, che va eliminato sia per far spazio al nuovo, sia per salvare le apparenze.

La trama di Red Dead Redemption 2, primo tra i moltissimi upgrade rispetto al capitolo originale, è coinvolgente oltre ogni immaginazione, frutto di una scrittura (quasi) sempre coerente, figlia di personaggi sfaccettati, complessi, controversi. Il ritmo zoppica in alcune fasi, inevitabile in un’avventura che si protrae per almeno sessanta ore, non tutte le missioni secondarie si ergono su un background credibile, ma certi siparietti paradossali e surreali, che tristemente caratterizzarono l’epopea di John Marston, sono fortunatamente un lontano ricordo.

Perdersi ed immergersi nella realtà in cui vive (e combatte) giornalmente il testardo Arthur è ovviamente facilitato da un art design maestoso, sontuoso, quasi annichilente. La ricchezza e varietà di ambienti, fanno il paio con una vastità della mappa esplorabile difficilmente paragonabile. Il motore grafico non è certamente all’avanguardia per quanto concerne la modellazione poligonale, ma è un dettaglio che viene fagocitato da effetti luce incredibili, da animazioni fluide, da ambientazioni ricchissime di dettagli.

Red Dead Redemption 2 screenshot

Sparare era già divertentissimo e soddisfacente ai tempi del primo Red Dead Redemption. Questo sequel può contare su un arsenale molto meglio caratterizzato

Il fortissimo impatto estetico ed insieme artistico di Red Dead Redemption 2, che ovviamente coinvolge anche il sonoro, sia sotto forma di un doppiaggio semplicemente perfetto, sia in una colonna sonora ispiratissima e persino coraggiosa, veicola, incentiva e insieme ben si sposa con un gameplay che tende al realismo, caratterizzato da specifici ritmi, in qualche modo contemplativo.

Anche sotto questo profilo, la produzione Rockstar Games recupera, riutilizza e ripropone una struttura, ed un concept, già presente, pur in forma embrionale e largamente incompleta, nel prequel. Quello che una volta voleva essere un simulatore di vita da cowboy, finalmente lo è a tutti gli effetti, regalandoci un’esperienza a tratti mistica, certamente singolare, sicuramente non adatta a tutti i palati.

C’è un sistema di controllo che zoppica lievemente, sia per la disposizione di alcuni comandi sul pad, sia per la difficoltà di controllare avatar e cavallo nelle situazioni più concitate. Alcune meccaniche di gestione del personaggio non sono state approfondite come avrebbero dovuto. Sbavature che ogni tanto vengono a galla prepotentemente, tanto più che ci si accorge del perfetto ecosistema imbastito da Rockstar Games, vero e proprio ambiente virtuale autosufficiente e in grado di garantire un’esperienza peculiare, a patto di essere inclini ad accettarne i numerosi compromessi, come abbiamo già anticipato.

Il più grande limite di Red Dead Redemption 2, sempre che sia lecito intenderlo come tale beninteso, è il suo essere palesemente settario ed estremo. I ritmi di gioco sono cadenzati da inevitabili tempi morti, da attese, da azioni che si svolgono e si consumano prendendosi, con calma, tutto il tempo necessario. Rovistare tra le tasche di una cadavere in cerca di munizioni, cucinare un manicaretto utile a rimpinzare la stamina, pulire il cavallo, persino effettuare la manutenzione al proprio arsenale: tutte attività imprescindibili, che cadenzeranno ogni partita ed influenzeranno l’incedere del videogiocatore nell’avventura. Laddove The Legend of Zelda: Breath to The Wild imponeva una onnipresente interazione con uno scenario soggetto a ferree leggi fisiche, Red Dead Redemption 2 fa scaturire tutto il suo realismo nel rapportarsi agli altri NPC in maniera consona, nel gestire il proprio personaggio ed inventario a partire da ciò che l’ambiente offre.

Da questo punto di vista non aspettatevi alcuno sconto. Non ci sarà nessun potenziamento, né abilità speciale ad esimervi dal compiere periodicamente certe consuetudini, nel costringervi a fermarvi, a guardarvi intorno e riflettere su quanto appena visto, compiuto, ascoltato.

Tutta la ricchezza di Red Dead Redemption 2 scaturisce proprio in queste fasi, in questi lunghi silenzi, nel lento attraversamento dell’ennesima ambientazione tutta da scoprire, generosa di segreti, piccoli tesori, panorami da ammirare.

Non che quando si spari, o ci si lanci in un inseguimento a cavallo, le cose vadano peggio. Anche da questo punto di vista il salto rispetto al prequel è evidentissimo. Permane una lieve titubanza quando si devono compiere più azioni in sella al proprio destriero. L’agganciamento automatico dei nemici, comunque disattivabile, resta un aiuto in certi frangenti imprescindibile, eppure sempre troppo impattante in termini di equilibrio.

Red Dead Redemption 2 screenshot

Numerosissimi i personaggi che vi conquisteranno il cuore. Anche da questo punto di vista, non c’è paragone con la grossolana scrittura di alcuni spezzoni del prequel.

Red Dead Redemption 2 è ciò che avrebbe dovuto essere il pur apprezzatissimo prequel. È una simulazione a tratti inflessibile, che per forza di cose non attirerà le simpatie di chiunque. I ritmi blandi di certe fasi, l’ambientazione e il tempo storico prescelto, un sistema di controllo non sempre perfetto, sono tutti fattori che rendono il capolavoro di Rockstar Games un titolo che si attirerà qualche inevitabile antipatia, che non conquisterà il cuore e la mente di chiunque gli darà una possibilità.

Eppure, è un titolo mastodontico, dagli incredibili valori produttivi, che sviluppa una trama complessa, matura, profonda. A suo modo è un’esperienza assolutamente unica, un viaggio che vi segnerà per sempre e che vi condurrà con mano a visitare panorami digitali semplicemente incantevoli. È un’avventura da vivere, scoprire, “respirare”, ancor prima che da giocare. Un viaggio certamente senza precedenti sotto molti aspetti, che completa il quadro appena abbozzato dal capitolo originale.

Non perfetto, non per tutti. Ma non dargli una possibilità, potrebbe essere un errore di cui potreste pentirvene amaramente.

VOTO8,5
Tipologia di gioco

Red Dead Redemption 2 è il prequel dell’acclamato western del 2010. Racconta la storia del fuorilegge Arthur Morgan, membro della banda di Dutch van der Linde.

Come è stato giocato

Il publisher ci ha fornito un codice in formato PlayStation 4. Abbiamo completato la main quest e diverse missioni secondarie in una sessantina di ore.