A quali avventure possa portare l’inseguire una enorme divinità (in fuga? Alla ricerca di qualcosa? Impazzita?) attraverso le terre e le acque di un arcipelago è una domanda alla quale può rispondere solo Pillars of Eternity II: Deadfire, che del gioco del 2015 è seguito diretto, avendo lo stesso protagonista, un Osservatore, capace di guardare attraverso i mondi e vedere le anime dei defunti, e riprendendone la storia esattamente dove si era conclusa quella del primo. Senza spoiler: una volta compiuta la sua impresa l’Osservatore si è ritirato in un ameno maniero, peccato che dalle sue fondamenta un bel giorno sia emerso un enorme gigante di adra (sostanza che ha un ruolo importante nell’universo della serie), la reincarnazione di un dio, che ha iniziato a seminare morte e distruzione. A chi il dovere di inseguirlo e capire la causa delle sue azioni? Risposta semplice.

Come il suo predecessore Pillars of Eternity II: Deadfire è un gioco di ruolo occidentale ispirato ai grandi classici del genere, da Baldur’s Gate a Icewind Dale, nel quale l’azione è inquadrata attraverso una familiarissima visuale isometrica, condurre un gruppo di eroi (cinque, non più sei) in battaglia, interagire con una pletora di personaggi, compiere imprese importantissime e missioni anche ridicole e banali. Come il suo predecessore, si impone fin dai primissimi momenti all’attenzione del giocatore per una qualità della scrittura sicuramente sopra la media, attraverso la quale vengono delineati personaggi e raccontati eventi, strumentale nel comporre un universo credibile, denso dal punto di vista culturale, nel quale coesistono infatti diverse fazioni, ovviamente in lotta più o meno aperta tra di loro.

Pillars of Eternity II: Deadfire screenshot

La bellezza e la cura nel dettaglio delle ambientazioni sono indiscutibili

È una piacevole variante del fantasy tradizionale un’ambientazione caraibica che è perfetta, manco a dirlo, per infondere tutta la produzione di un’anima piratesca, che amplia e valorizza lo spettro delle possibilità di scelta tra il bene e il male nei propri comportamenti, perché un pirata ironico, vizioso, tendenzialmente buono ma che non esita a ricorrere alle maniere estreme ha un fascino innegabile, più di un eroe senza macchia o di un cattivo a tutti gli effetti. Anche nel fornire quasi in ogni dialogo più possibilità di definire la propria personalità è una qualità della scrittura, è invece una qualità dell’impianto di gioco il modo in cui scelte e dialoghi influenzino i rapporti con i propri compagni e le fazioni a livello ludico. Non è il solo evitare di comportarsi male quando si è accompagnati da personaggi buoni (e viceversa), c’è tutta una gamma di comportamenti che viene esplorata e ponderata nell’esperienza di gioco complessiva. È poi sempre fonte di notevole soddisfazione risolvere una missione in apparenza troppo ardua con la testa, più che con la spada, facendo affidamento su quella varietà di situazioni e approcci che il Obsidian Entertainment ha implementato, dando quindi veramente peso alla componente ruolistica.

“È fonte di notevole soddisfazione risolvere una missione in apparenza troppo ardua con la testa, più che con la spada, facendo affidamento su quella varietà di situazioni e approcci che Obsidian Entertainment ha implementato, dando quindi veramente peso alla componente ruolistica”Ovviamente in molti casi si sarà obblgiati a utilizzare le armi e le magie, ed anche in tal ambito l’impianto di gioco si mostra solidissimo. Secondo regole e caratteristiche che non possono non ricordare quelle delle varie edizioni di Dungeons & Dragons si sviluppano abilità e potenzialità di personaggi estremamente versatili in combattimento, inquadrati in classi ben studiate e dalle tante opzioni. Se c’è un appunto che è possibile sollevare è quello riguardo una certa facilità, da un certo punto dell’avventura, anche dei combattimenti più affollati, ma il selettore del livello di difficoltà è lì per un motivo e comunque nei momenti più intensi una gestione più attenta di un’IA comunque sempre affidabile è sempre necessaria.

Pillars of Eternity II: Deadfire screenshot

È possibile acquistare e personalizzare navi di vario tipo

Dove la produzione invece proprio non ce la fa a convincere del tutto è nella maniera in cui sfrutta l’ambientazione e l’ispirazione, ovvero sulla navigazione a bordo del proprio vascello attraverso le isole di Mortafiamma. Appare lenta e in generale quasi superflua, per renderla interessante sono stati implementati la gestione del mezzo e dell’equipaggio (stuzzicante, in effetti) e le battaglie navali, che si svolgono attraverso schermate dalle dinamiche simili a quelle dei libri game, per nulla entusiasmanti. Il giocatore, più che goderne, le sopporta. Eppure, nel complesso di un’opera così curata e profonda, si tratta di un problema al quale si fa presto il callo, vista la qualità generale (e anche considerando che si tratta praticamente dell’unico di una certa consistenza, essendo di poco conto i piccoli ma abbastanza frequenti problemi di traduzione e di formattazione dello scritto).

Pillars of Eternity II: Deadfire non è originale e innovativo nel gameplay e probabilmente nemmeno vuole esserlo, vista la volontà di ancorarsi ad un passato gloriosissimo, cerca la sua unicità in un’ambientazione particolare, con pieno successo, tra personaggi che parlano con vari accenti, intrighi tra fazioni, culture ricche e dense, divinità dalla natura estremamente particolare, luoghi ispirati e realizzati meravigliosamente, con un gusto e una mano sopraffini. È il gioco di ruolo occidentale nella sua essenza, una sua riproposizione aggiornata, più che un suo incontro con la modernità, ma è quanto basta a renderlo intrigante per qualunque giocatore, oltre che irrinunciabile per gli appassionati del genere.

VOTO8
Tipologia di gioco

Pillars of Eternity II: Deadfire è un gioco di ruolo occidentale ispirato ai grandi classici del genere, da Baldur’s Gate a Icewind Dale.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto per conto del team di sviluppo un codice per il download da Steam.