Che fosse giunto il momento di una parziale rivoluzione, di un rinnovamento, quantomeno di un timido scossone che ridesse brio alla saga, era chiaro a tutti. Nonostante un Assassin’s Creed: Syndicate tutt’altro che deludente, in termini qualitativi e di successo tra il pubblico, Ubisoft ha anticipatamente percepito la necessità di un cambio di direzione per una delle sue saghe di punta, rendendosi conto, con tempismo quasi perfetto, del minaccioso avvicinarsi di un punto di non ritorno, di una catastrofe che si sarebbe quasi certamente palesata in un capitolo particolarmente problematico, stantio, insoddisfacente su tutti i fronti.

Dopo un anno sabatico, utile anche ai fan per ricaricare l’entusiasmo, Assassin’s Creed torna con un capitolo più ambizioso che mai sotto il profilo narrativo, soprattutto considerando quanto e come la serie si sia sviluppata grazie a romanzi e fumetti pubblicati copiosamente negli ultimi tempi.

Assassin's Creed Origins screenshot

Mantenere un basso profilo è sempre la prima opzione, visto che vi verrà chiesto, spesso e volentieri, di completare missioni all’interno di fortini pattugliati da decine di guardie.

Assassin’s Creed Origins, lo lascia intuire il titolo stesso, va alla ricerca dell’inizio, dell’origine, per l’appunto, del millenario scontro tra la Confraternita e i Templari, prim’ancora che questi due ordini si costituissero ufficialmente tramite regole e rituali specifici, dandosi degli obiettivi da perseguire a qualsiasi costo. Bayek, protagonista dell’avventura, non è un Assassino, ancora non esistono come abbiamo appena detto. È un medjay, un guerriero al servizio del popolo con il compito di braccare, ed eventualmente assassinare, chiunque metta in pericolo l’ordine pubblico, chiunque, senza ufficiale autorità s’intende, si elevi al ruolo di oppressore della libertà altrui. A guidarlo, ad alimentare la sua ossessione per la giustizia, un’insanabile quanto insaziabile desiderio di vendetta, un’ira implacabile che spesso finisce per metterlo in contrasto persino con la ben più equilibrata e brillante moglie, Aya, spalla del nostro, capace di gestire meglio, in termini politici e diplomatici s’intende, la carica di cui è investita.“L’intreccio narrativo brilla di luce propria grazie alle numerosissime e inaspettate rivelazioni che conducono al lento, ma progressivo crearsi di due fazioni che daranno origine alla Confraternita e ai Templari

La coppia di protagonisti si amalgama alla grande soprattutto perché la scaltrezza dell’una fa da contraltare al carattere volutamente monodimensionale dell’altro. Bayek è forse tra i personaggi meno sfaccettati dell’intera saga, eppure funziona proprio perché le sue motivazioni sono sempre chiarissime, preponderanti su tutto il resto, efficacemente utili allo sviluppo della trama.

L’intreccio narrativo, fatto salvo per qualche passaggio nel mezzo, brilla di luce propria grazie alle numerosissime e inaspettate rivelazioni che conducono al lento, ma progressivo crearsi di due fazioni che daranno origine alla Confraternita e ai Templari. La genesi dei due ordini è un lungo percorso segnato dalle varie tappe della vendetta, personale ma non solo, di Bayek, che si anima e si rinvigorisce di continuo grazie alla progressiva scoperta di nuovi avamposti, rovine e città fondate in mezzo al deserto, oltre che grazie a dialoghi ben ritmati e scene d’azione ottimamente dirette. Non manca nemmeno una conclusione roboante sul piano emotivo, un epilogo capace di mandare in brodo di giuggiole i veterani del brand, attratti dall’offerta di Ubisoft anche solo per capire da dove e come si sia generato l’eterno conflitto tra Assassini e Templari.

A dare ulteriore slancio alla narrazione, concorre naturalmente la splendida e gigantesca ambientazione, disegnata con estrema cura dagli artisti di Ubisoft. Vagare per il deserto del Sahara, scalare il faro di Alessandria, concedersi una visita ai giardini di Menfi, restare ammaliati di fronte alla Sfinge di Giza, sono tutte attività che arricchiranno la vostra epopea, vere e proprie fasi esplorative che, quando non vi ripagheranno con tesori e loot in abbonandanza, vi mostreranno una riproduzione credibile e vibrante dell’Egitto del 49 a.C., un regno che ormai mostra, anche in termini architettonici, la sempre più influente contaminazione dell’Impero romano.

Assassin's Creed Origins screenshot

Lo skill tree si ramifica in tre distinte sezioni: le abilità Guerriero rafforzano la caparbietà del protagonista negli scontri diretti, quelle Veggente rendono Bayek migliore nell’infiltrazione, la sezione dedicata al Cacciatore, infine, rende il nostro un cecchino con l’arco.

Di fronte ad una tale maestria, sia in termini di sceneggiatura, che sotto il profilo dell’art design, ci si scopre più inclini a soprassedere su alcune sbavature. Manca, a ben vedere, un villain capace di ritagliarsi un posto nella memoria del videogiocatore. A livello tecnico, inoltre, si ravvisa qualche animazione troppo legnosa, qualche immancabile bug, alcune texture e modelli poligonali non proprio definiti. Non bastano queste piccole sviste. Assassin’s Creed Origins tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, mentre l’Antico Egitto si preoccupa di abbagliare costantemente il videogiocatore con i suoi panorami mozzafiato e i suoi colori unici.

Il rinnovamento, lo scossone a cui accennavamo in apertura, tuttavia, va ricercato soprattutto sul piano prettamente ludico. Nessuna rivoluzione, beninteso, solo un lavoro di raffinamento, un saggio recupero di alcune meccaniche viste in passato, opportunamente aggiornate e riadattate per dare il meglio in un contesto contemporaneo che, soprattutto per quanto riguarda gli open-world, si è fatto particolarmente competitivo.

A differenza del passato, tanto per cominciare, le sidequest hanno guadagnato in spessore narrativo e ludico. La ripetitività di Syndicate, per quanto diluita nella splendida cornice della Londra vittoriana, è un lontano ricordo, soppiantata da un’insospettabile varietà, anche quando si tratta, semplicemente, di raggiungere nuove location per ottenere l’ennesimo sbloccabile o per dissotterrare un ricco tesoro. Laddove le missioni tendono ad avere sempre un filo conduttore comune, sia questo l’eliminazione di un personaggio o il salvataggio di ostaggi, un level design più che mai originale mischia di continuo le carte, costringendo il videogiocatore, di volta in volta, ad adattare il proprio stile di combattimento alle conformità della mappa o al numero e alla tipologia di nemici di pattuglia.

Anche le abilità di Bayek concorrono a rendere Assassin’s Creed Origins un capitolo della serie particolarmente vario. Nonostante una tendenza generale, comunque mai troppo marcata, a scadere nella carneficina più indiscriminata, il protagonista ha tutte le carte in regola per completare ogni incarico nel silenzio più assoluto. Oltre ai classici agguati alle spalle e dall’alto, il medjay può contare sulla sua fidata aquila, imprescindibile per studiare la posizione delle guardie nemiche, oltre che su una lunga lista di armi. Tra scudi, spade, lance e mazze chiodate, spiccano gli archi, strumenti di morte che rendono l’eliminazione dalla distanza non più un’opzione da utilizzare raramente, ma una strategia su cui contare spesso e volentieri.

Il combat system, dal canto suo, risulta più fluido che mai, tutt’altro che ancorato ad animazioni legnose e influenzato da un’I.A. avversaria limitata, soggiogata ad algoritmi che finiscono per rendere irrealistici e surreali gli scontri con i nemici. Sguainate le spade, sia ben chiaro, anche Assassin’s Creed Origins mostra il fianco a qualche critica di troppo, ma la situazione è sicuramente migliorata rispetto al passato e non di poco. Una volta scoperti, le guardie non si faranno scrupoli ad affrontarvi in gruppo e, soprattutto, a bersagliarvi dalla distanza. Parate e schivate, inoltre, rendono i duelli dinamici, ben ritmati, paradossalmente meno costretti dall’indissolubile mantra fatto di soli attacchi e contrattacchi.

Assassin's Creed Origins screenshot

Non manca un’arena in cui fare sfoggio delle abilità del protagonista in scontri contro altri avversari, in gare di velocità con la biga e persino in appassionati battaglie navali.

Assassin’s Creed Origins era il capitolo che la saga stessa e gli appassionati si meritavano. Costringendola a tornare alle origini, sul piano della narrazione, Ubisoft ha scovato il futuro della saga, in termini di gameplay, forse capendo, al contempo, che dando maggior tempo ai suoi team creativi interni, non più pressati dalla cadenza annuale della saga, i risultati possono essere molto più convincenti e rispettosi anche e soprattutto nei confronti del pubblico pagante.

Il pur appassionante Syndicate non può che impallidire di fronte alla varietà e alla bellezza dell’Antico Egitto messo in scena in questo episodio. Dalla trama, all’art design, passando per il rinnovato combat system e una lunga serie di missioni estremamente appassionanti, tutto funziona al meglio, riportando la saga ai fasti e alle vette d’inventiva sfoderate ai tempi di Assassin’s Creed II e Assassin’s Creed IV: Black Flag. Imperdibile per i fan di vecchia data, è il capitolo ideale per i neofiti che, pur non potendo apprezzare i tanti rimandi dell’avvincente trama, saranno introdotti con tutti i crismi del caso all’eterna lotta tra Assassini e Templari.

VOTO8,5
Tipologia di gioco

Assassin’s Creed Origins ripropone il mix di azione e stealth tanto caro alla saga, ambientando l’avventura nell’affascinante e splendido Egitto del 49 a.C.

Come è stato giocato

Ubisoft ci ha fatto dono di una copia del gioco in formato PlayStation 4. Abbiamo completato la main quest in una trentina d’ore, lasciandoci alle spalle alcune missioni secondarie e moltissimi collezionabili.