Per fortuna il team di sviluppo, AurumDust, è il primo a scherzare, con alcuni simpatici riferimenti inseriti all’interno del gioco, sulla somiglianza tra la loro produzione, Ash of Gods: Redemption, e i capitoli della serie The Banner Saga. Chiari, evidenti, sono i riferimenti, nello stile grafico, nel gameplay, nella colonna sonora, in più o meno tutte le componenti del gioco, riferimenti che non ne fanno, per fortuna, un plagio, ma è che chiaro che non si possa parlare di un’opera originalissima, perché va bene appartenere allo stesso genere, ma qui si va leggermente oltre.

Quanto ciò sia un problema sta al giocatore deciderlo, chiaro che qualora avesse spolpato le opere di Stoic ritrovarsi di fronte ad una loro versione, possiamo già anticiparlo, meno raffinata, sia nella narrazione che nell’impianto di gioco, non è sicuramente una prospettiva affascinante. Tutti gli altri invece potranno trovare in Ash of Gods: Redemption un gioco comunque intrigante, con i suoi evidenti problemi, ma di innegabile fascino, che potrebbe portarli non solo a completarlo, ma anche a rigiocarlo più volte, alla ricerca delle strade alternative che si diramano dai molti bivi di una trama estremamente fluida, per la quale nessuna partita può essere simile a un’altra (l’abbiamo constatato spulciando online le esperienze degli altri giocatori).

Ash of Gods: Redemption screenshot

L’interfaccia dei combattimenti è familiare per gli appassionati di RPG tattici, le loro dinamiche meno

Ash of Gods: Redemption non è proprio il caso di gioco nel quale ogni aspetto della storia viene delineato in maniera precisa, tutt’altro, gli elementi della sua mitologia sono solo parzialmente conoscibili nel corso dell’avventura e la trama fa di tutto per nasconderne altri, saltando da un protagonista all’altro (sono tre le linee narrative principali, legate ad altrettanti personaggi), chiedendo al giocatore di fare attenzione più ai dettagli che alla storia in generale, mettendolo di fronte a scelte che a volte sembrano ridicole, ma che poi si rivelano estremamente importanti (mentre altre volte è ben chiaro l’impatto di quanto si sta per fare). È un modo di trascinarlo nella storia innegabilmente intrigante, ma non sempre supportato da una scrittura all’altezza, nella sceneggiatura, che a volte nel suo voler essere elaborata si perde, così come nei dialoghi, che possono andare dall’eccellente al ridicolo (e non per una questione di traduzione, a volte comunque non all’altezza).

Ash of Gods: Redemption non è proprio il caso di gioco nel quale ogni aspetto della storia viene delineato in maniera precisa”Si segue, dicevamo, il peregrinare di tre diversi gruppi, attraverso una terra attraversata da un male terribile, la Mietitura, cercando di capirne l’origine e il modo di fermarla, interagendo con tanti diversi personaggi, arruolandone un buon numero, scegliendo volta per volta la strada da percorrere, facendo attenzione al tempo che passa e alle risorse a propria disposizione. Ecco, le seconde, gli strix, pietre che proteggono dalla Mietitura, sono croce e delizia del gioco, vanno gestite alla perfezione, al loro esaurimento i personaggi possono andare avanti solo al costo di ferite, a quattro ferite un’unità muore, definitivamente. Con cosa sono curabili le ferite? Con gli strix stessi e al prezzo di una giornata spesa senza muoversi, quindi il giocatore si ritrova costantemente inseguito dal presagio della morte, costretto anche a scelte immorali (depredare un cadavere o derubare un mercante) e perennemente in ansia, perché più tempo passa più alcune situazioni peggiorano. Anche qui però ci sono problemi di bilanciamento e di game design, perché all’inizio dell’avventura si rimane troppo facilmente a corto di strix (quasi mai nel finale), e perché per sprecarne meno si finisce sempre per fare la strada più corta verso il lungo da raggiungere, a scapito dell’esplorazione delle altre.

Ash of Gods: Redemption screenshot

La direzione artistica e la tecnica al suo servizio sono ottime

Anche il sistema di combattimento si mostra in apparenza solido, salvo poi evidenziare problemi di maturità. È mutuata da The Banner Saga l’alternanza dei turni, che pertanto non funzionano in maniera classica, ma asimettrica: un personaggio che ha agito diventa nuovamente utilizzabile quando tutti i suoi compagni si sono mossi, il che significa che se rimane un personaggio solo questo può moversi ad ogni singolo turno, elemento che annulla totalmente la superiorità numerica e rappresenta un problema per il giocatore quando si trova a dover affrontare i boss (suggerimento: mai lasciarli da soli). Non convince, ma ci si fa l’abitudine, ciò che invece non funziona bene è il bilanciamento dei vari personaggi e delle loro abilità, trovata una tattica si finisce per utilizzare sempre quella, in ogni situazione.

Ash of Gods: Redemption soffre quindi di tante problematiche più o meno grandi che nel complesso non ne abbattono in maniera importante la qualità ma fastidiosamente punzecchiano il giocatore ora in un momento, ora in altro, in battaglia così come quando si trova a dover prendere una scelta. Il gioco di AurumDust ha un bel background, personaggi mai monolitici, una storia nel complesso intrigante ed è sorretto da una direzione artistica e da una colonna sonora più che buone, potrebbe anche valere la pena dargli una possibilità, sempre con in mente una cosa però: sembra The Banner Saga, ma non lo è.

VOTO7
Tipologia di gioco

Ash of Gods: Redemption è un gioco di ruolo con battaglie tattiche e una trama influenzata dalle proprie scelte e azioni.

Come è stato giocato

Abbiamo ricevuto un codice per il download da Steam e completato una prima run del gioco in quindici ore. La trama cambia di molto a seconda di varie scelte, quindi Ash of Gods: Redemption è altamente rigiocabile.