Con la trasposizione cinematografica di Ready Player One che aleggia ancora nell’aria, sale la voglia di realtà virtuale, e per i possessori di PlayStation VR le opzioni non mancano. Ultimamente Moss e l’aggiornamento/rinforzo della WipEout Omega Collection sono andati a fare compagnia ai vari Statik, Superhot VR, Resident Evil 7 biohazard, all’italiano Theseus e a al sempre ottimo Rez: Infinite, giusto per tirare giù qualche nome. Poi, chiaro che in termini di quantità non siamo minimamente vicini all’offerta di una console stand-alone, ma ogni tanto vale la pena ricordare che stiamo parlando di una periferica, con tutti gli annessi e connessi del caso.

Ad ogni modo, tra le gemme che brillano attorno visore di Sony speravamo proprio di infilare anche ARK Park, titolo sviluppato da Snail Games/Peacock Studio in concerto con Studio Wildcard. Ma speravamo invano, perché lo lo spin-off in realtà virtuale di ARK: Survival Evolved, nonostante la sua seducente ambientazione alla Jurassic Park (tanto per restare in tema Spielberg), non solo manca le promesse, ma si classifica addirittura come una delle esperienze in VR più fiacche sulla piazza.

Ma andiamo con ordine. Spacciato come un titolo orientato verso la didattica (?), ARK Park offre – si fa per dire, visto che viene via per poco meno di cinquanta euro – ai giocatori il biglietto d’ingresso per un parco a tema preistorico nel quale dedicarsi a tutta una serie di attività sulla carta piuttosto varie. Si va dall’allevamento dei cuccioli di dinosauro all’esplorazione di un set di scenari dove è possibile classificare i bestioni preistorici attraverso la scansione del loro DNA, risolvere dei semplici enigmi o collezionare risorse naturali. Il frutto di tutti questi sforzi servirà, tra le altre cose, a costruire e potenziare armi e oggetti attraverso un apposito sistema di crafting, e a sbloccare nuove location.

ARK Park screenshot

Oltre ai dinosauri, il parco ospita anche altri animali più o meno coerenti con lo scenario preistorico proposto

Ora, l’inizio è anche promettente: attraverso una corsa in monorotaia sull’acqua tutto sommato spettacolare, il giocatore viene accompagnato nella sala d’accoglienza del parco, che col suo design pulito e futuristico ricorda quella della serie TV Westworld (piccolo trivia: la serie è a sua volta basata sull’omonimo film scritto e diretto da Michael Crichton, autore del romanzo Jurassic Park). Purtroppo, nonostante la discreta partenza, non appena il giocatore muove i primi passi negli spazi virtuali del titolo, l’illusione viene completamente spezzata. Nonostante gli sviluppatori parlino apertamente di “mondo aperto”, ciascuna sezione è separata dalle altre da un rigido menù, cosa che sicuramente non spinge la fluidità dell’esperienza.

“l vero cappio infilato attorno al collo del gioco (e del giocatore) è il sistema di controllo, probabilmente uno dei più ingombranti mai sperimentati in VR”Tuttavia, il vero cappio infilato attorno al collo del gioco (e del giocatore) è il sistema di controllo, probabilmente uno dei più ingombranti mai sperimentati in VR. Per accompagnare gli aspiranti antropologhi tra gli scenari preistorici di ARK Park, Peacock Studio ha misteriosamente optato per una sorta di teletrasporto a blocchi. In pratica, per raggiungere un determinato punto dell’area di gioco è necessario poggiarvi sopra lo sguardo, premere il tasto deputato sul DualShock 4 o su uno dei PlayStation Move, e voilà. Una volta appollaiati in un quadro, sarà possibile guardarsi attorno o girare sul proprio asse, ma ancora una volta per sezioni e sempre attraverso la pressione di tasti, cosa che ammoscia ulteriormente la già flaccida l’esperienza.

A tutti questi legacci tocca aggiungere un’interfaccia di navigazione tra i menù scomoda, ingombrante e imprecisa. Per di più, proposta attraverso una veste simil-olografica che anziché generare trasparenza riesce a ottenere l’effetto opposto.

L’unico punto centrato dal sistema di controllo di ARK Park, per via di tutte le sue cinture di sicurezza, è l’assoluta mancanza di motion sickness, ma per il resto la frustrazione la fa da padrona. Anche una volta assimilate un minimo le prassi di gioco, i movimenti risultano sempre molto impicciati.

ARK Park screenshot

Attraverso lo scanner è possibile acquisire informazioni sui bestioni, e carpire il loro DNA

Inutile dire che questo aspetto inquina praticamente tutti i contenuti: in primis il crafting, che per quanto piuttosto basilare a livello di meccaniche, riesce talmente scomodo e impreciso da fare passare la voglia.

L’esplorazione degli ambienti, che non sono poi così sgradevoli alla vista, è inutilmente macchinosa. Senza contare che gli autori hanno avuto la sciatteria di evidenziare gli elementi interattivi in maniera davvero goffa: certe liane sembrano linguette di cartone in un diorama.

Il titolo prevede anche alcune blande sezioni action dove il giocatore è chiamato a proteggere una serie di punti tattici (o presunti tali) dall’assalto di orde suicide di vari bestioni. Anche in questo caso, ça va sans dire, il risultato è rozzo e pasticciato almeno quanto il sistema di puntamento delle armi, mentre la possibilità di cavalcare i dinosauri da allevamento una volta cresciuti non è altro che uno specchietto per le allodole, dal momento che si tratta di una semplice esperienza su rotaia.

Insomma, a conti fatti non abbiamo ragione di consigliarvi ARK Park: vuoi perché quel poco che offre non è molto attraente, vuoi per il prezzo contestualmente salato, ma soprattutto per la presenza di alternative in VR decisamente più appetitose. Poi, se proprio desiderate gironzolare per un parco pieno di dinosauri con il visore calato sugli occhi, nessuno vi impedisce di selezionare la modalità cinema e lanciare il Blu-ray di Jurassic Park.

VOTO4
Tipologia di gioco

ARK Park è un’esperienza in VR basata sull’esplorazione di un parco preistorico. Attraverso una decina di scenari, i giocatori possono interagire con i dinosauri, dedicarsi alla risoluzioni di semplici enigmi e affrontare delle sessioni di combattimento.

Come è stato giocato

Abbiamo testato ARK Park in versione PlayStation VR, facendolo girare su una PlayStation 4 Pro. Il gioco è disponibile – pressoché identico a livello di meccaniche – anche per PC, compatibile con i visori Oculus Rift e HTC Vive.