Poco prima di indossare il PlayStation VR, vale la pena mettere in sottofondo Take My Breath Away dei Berlin o riguardarsi le sequenze di battaglia aerea dell’intramontabile Independence Day. È lecito, oltre che caldamente consigliato, perché quello offerto da Ace Combat 7: Skies Unknown è un concentrato di pura adrenalina ed immersione totale, un esperienza che segna un punto di non ritorno, che va gustato ed assaporato con tutti i crismi del caso, assicurandosi di  non essere disturbati e di avere abbastanza tempo libero per non correre il rischio di mancare qualche appuntamento importante.

C’era da aspettarselo, del resto, soprattutto se eravate già stati forgiati dai fuochi di Resident Evil 7 biohazard e da WipEout Omega Collection, ma ciò che rende tanto speciale la realtà virtuale è (anche) la sua capacità di sorprendere di continuo, di settare nuovi standard, di rileggere in chiave assolutamente inedita gameplay o serie le cui meccaniche si sono standardizzate nel corso del tempo.

 

 

Come abbiamo sottolineato nella nostra recensione, l’ultimo capitolo del brand di Bandai Namco non cambia di una virgola la fortunata formula che gli ha permesso, nei decenni di attività e attraverso le generazioni di console, di ritagliarsi un posto d’elezione nei cuori di tantissimi fan. Dal sistema di controllo, al level design, passando per design dell’hud e direzione artistica, ben poco sembra cambiato dall’indimenticato Air Combat, episodio originario pubblicato nel lontano 1995 sulla prima PlayStation.

Ace Combat 7 Skies Unkwnown screenshot

Non è sempre facile interpretare le icone della strumentazione a bordo, soprattutto sul modello classico di PlayStation 4, dove una risoluzione non proprio ottimale tende a rendere difficoltosa la vista sugli indicatori

Anche nella minuscola campagna imbastita esclusivamente per essere fruita tramite PlayStation VR, le cose, sulla carta, non cambiano affatto. Tra abbattimenti di squadroni avversari e difese di basi alleate, le tre missioni proposte si consumano persino con relativa velocità, segno che l’impegno degli sviluppatori c’è sicuramente stato, come diremo tra poco, ma è stato del tutto secondario alla realizzazione della campagna tradizionale e del multiplayer online.

Non ci sono armi secondarie da sbloccare e solo dopo aver completato l’avventura una prima volta, avrete la possibilità di mettervi ai comandi di un secondo velivolo.

Contenutisticamente parlando, insomma, siamo al minimo sindacale, tant’è vero che è più indicato parlare di un’appendice, di una sorta di DLC incluso nel pacchetto, piuttosto che di una vera e propria modalità a sé stante.

Eppure, avviata la prima missione, ogni discorso in merito decade, ipnotizzati da uno spettacolo che, se metterà a dura prova chi è solito soffrire di motion sickness, anche ai più navigati è in grado di regalare qualche piacevolissima vertigine.

Il visore, che di solito è un peso da sopportare, in questo raro caso aumenta ulteriormente l’immedesimazione, facendovi sentire dei provetti piloti, costretti nei loro avveniristici caschi, soffocati da una carlinga che comunque offre un’ottima vista.

“Quando si comincia con qualche avvitamento ed un paio di giri della morte si innesca la magia”Già, la vista. Sorvolare le splendide ambientazioni è già di per se una goduria. Un piacere ammaliante che regala emozioni a profusione. Quando si comincia con qualche avvitamento ed un paio di giri della morte, tuttavia, si innesca la magia. Magia che diventa ancor più potente, quando ci si accorge che girare la testa, cercare con lo sguardo alleati e target da abbattere, approfondisce come non mai il gameplay, regalando all’utente un’inedita capacità di orientarsi, scegliere con maggior cognizione di causa l’angolo migliore per attaccare, intercettare facilmente la traiettoria del nemico, evitare con maestria i missili che hanno agganciato il proprio jet.

Complice una mitragliatrice sensibilmente più efficace di quanto effettivamente lo sia nella campagna principale, in VR l’abbattimento dei nemici è più facile, mentre diminuisce il rischio di schiantarsi contro terreno o strutture di vario tipo. Certo, le missioni non sono particolarmente impegnative, ma, giocando con la fantasia, è inevitabile chiedersi come potrebbe essere Ace Combat 7: Skies Unknown se, similmente a quanto accaduto con WipEout Omega Collection, implementassero la realtà virtuale anche nella campagna principale e, soprattutto, nel multiplayer, modalità che, come è lecito aspettarsi, vive di prolungati e spesso sterili dogfight.

Ace Combat 7 Skies Unkwnown screenshot

Volare in formazione con i propri alleati, e osservare i loro aerei che sfilano di fianco al proprio, regala sempre qualche soddisfazione

La realtà virtuale si conferma anche in Ace Combat 7: Skies Unkwnown un valore aggiunto, capace di innovare e rivoluzionare la fruizione e la resa di un determinato genere. Così come gli FPS sono diventati più “fisici”, come abbiamo già avuto modo di dirvi in passato, la simulazione di volo di Bandai Namco sfrutta questa tecnologia, oltre che per estasiare lo spettatore, per fornirgli un’arma in più con cui affrontare i suoi nemici, permettendogli una comprensione ampia e migliore di ciò che circonda il jet che sta comandando.

L’augurio, lo ripetiamo, è che da qui in poi, i prossimi capitoli della saga abbraccino con sempre più convinzione la realtà virtuale. Noi, dopo questo piccolo assaggio, non ne possiamo più fare a meno.