Tra le numerose e infinite diatribe circa la produzione videoludica, una delle principali riguarda i contenuti delle produzioni lanciate sul mercato. Nella fattispecie però, non andiamo nuovamente a trattare di quanta violenza ci sia o meno nei giochi che passano sulle nostre console, o dell’eticità e correttezza morale espressa. È tempo di concentrare la nostra attenzione sull’opportunità offerta dai videogiochi nel momento in cui li svestiamo dai panni di puro intrattenimento, sfogo e adrenalina. Cosa rimane dunque della loro struttura basica, o almeno di una parte di questa? Sveliamo dunque la loro essenza di medium: in quanto tali, possono effettivamente dimostrarsi mezzi in grado di esprimere la cultura di coloro che li hanno sviluppati, o più in generale spaccati di vita e tradizioni lontane dall’espressione mainstream che la dieta mediatica è solita proporre al grande pubblico.

Candle screenshot

Candle

Così ritroviamo sprazzi di cultura e storia (più o meno) antica in alcuni franchise a tripla A, che sfornano episodi con una certa costanza, come la lunghe serie di Assassin’s Creed, Tomb Raider, Syberia o le classiche Age of Empires, Civilization e simili. Si tratta dunque di videogiochi che, in maniera più o meno esplicita, sfruttano i tratti culturali per arricchire una trama altrimenti più povera. I personaggi che andiamo a guidare possono entrare a contatto con queste alterità culturali, in una sorta di incontro-scontro, nel caso di eroine archeologhe o esploratrici alle prese con scoperte di tesori e tombe antiche. In un secondo caso, i personaggi sono veri e propri figli del tempo narrativo, presentandosi sin dagli esordi integrati attivamente in società e mondi, le cui tradizioni sono state ormai nascoste dalla polvere del tempo. Difficilmente però le grandi produzioni sviscerano a dovere la ricchezza e analizzano con dovizia di particolari le sfumature che davvero caratterizzano questi tratti, lontani dalla quotidianità che siamo abituati ad avere di fronte a noi. Come spesso accade, sono i titoli indipendenti ad avere la meglio su questo fronte, immergendoci in atmosfere, colori e suoni ben diversi, a partire da giochi come Candle o Ayo: A Rain Tale, che in modi diversi e originali presentano, sotto le spoglie di un platform 2,5D diverse caratteristiche di antichi culti e civiltà, dal sapore delle mille e una notte.

“giochi come Candle o Ayo: A Rain Tale presentano diverse caratteristiche di antichi culti e civiltà, dal sapore delle mille e una notte”Nei titoli sopra citati, come in diversi altri appartenenti alla produzione indie, si esplorano mondi lontani, sia geograficamente parlando che in termini di storytelling, con influenze sul gameplay stesso. Un mix di mondi esotici e coloratissimi in un viaggio tra America del Sud e lontani deserti di terre africane è quanto ci viene offerto, ci racconta e descrive tradizioni e culti sconosciuti ai più. La lotta per l’acqua potabile, gli scontri con le divinità rappresentate in modo creativo, nonché chiaramente funzionale alle meccaniche di gioco, oppure ancora la ripresa di nomi e immagini più o meno fedeli fanno parte di una ricchezza culturale che non può e non deve essere data per scontata. Si tratta di occasioni che la produzione videoludica sa sfruttare con una costanza purtroppo non ancora abbastanza elevata, soprattutto nel caso di giochi particolari come Bury me, my Love (Se mi ami, non morire), storia brutalmente cruda e fortemente emozionante di una coppia al tempo degli scontri armati in Siria, in epoca contemporanea. Quest’ultimo titolo in particolare altro non è che una semplice app per mobile, tanto facile nell’uso quanto profonda nei significati e nelle sensazioni che sa veicolare e suscitare nel giocatore.

Bury me, my Love screenshot

Bury me, my Love

Non si tratta sicuramente dell’unico gioco che sa parlare della guerra, ma è il tema, unito alla modalità unica di gameplay, tra sms, messaggi e geolocalizzazioni che riesce a rendere il tutto in maniera parecchio realistica e quotidiana, in un corollario di abitudini, tradizioni e realtà lontane dalle nostre. Una lancia viene dunque spezzata a favore di quanto ci raccontano i videogiochi, dicendo molto più di quanto sembra e avvicinando il giocatore a questioni trattate in un linguaggio forse più leggero e comprensibile, ma non per questo sminuente. Piccole stelle nell’universo videoludico, collegate in una costellazione unica e pregna di senso, che fanno brillare il valore culturale del medium.