Vi avevamo già parlato di City of Mist, inserendolo tra i giochi di ruolo che dovreste prendere in considerazione per Natale (o anche fuori da festività più o meno pagane), qui vogliamo approfondire il lavoro di Amit Moshe, l’autore della versione originale, prodotta da Son of Oak Game Studio, portata in Italia da Isola Illyon Edizioni dopo un Kickstarter di successo.

Nell’articolo avevamo paragonato City of Mist a Persona 5 non a caso, perché l’idea sulla quale poggia ricorda moltissimo il concetto di alter ego, di evocare ed avere una sorta di rapporto con un’entità alternativa. Nel gioco, infatti, i personaggi dovranno interpretare i cosiddetti Prescelti, degli umani che hanno stabilito una connessione particolare con una leggenda, di fatto diventandone l’incarnazione. Il Myhtos, l’entità in questione, fornisce loro dei poteri e capacità superiori alla norma, ispirati alla loro natura stessa. Come la narrazione supereroistica insegna ad ogni identità ne corrisponde un’altra, in questo caso il Logos, ovvero l’alter ego quotidiano del personaggio, la maschera di tutti i giorni, il Peter Parker di ogni Uomo Ragno.

Nella Città, infatti, non tutti sono Prescelti, perché la maggior parte delle persone sono Dormienti, ovvero esseri umani che non hanno nessuna concezione della realtà oltre il velo. Se l’arrivo dell’avatar di una divinità aliena nella Città causa un blackout, per questi sarà solo un normale sbalzo di corrente, ad esempio.

City of Mist

City of Mist fa largo uso delle tecniche cinematografiche trasformandole in dinamiche di gioco

Le ispirazioni di City of Mist sono tante, evidenti, e molto interessanti. Da Man in Black all’epica supereroistica, con un pizzico di Watchmen, X-Files, ma anche Fables (il fumetto da cui è tratto The Wolf Among Us della defunta Telltale Games) e tanto altro. Lo scenario di base, la Città, si ispira un po’ all’estetica hard-boiled degli anni ’30, con vicoli lerci e personaggi ben più che ambigui, ma in realtà le regole del manuale permettono al gruppo di gioco di creare il loro setting preferito. Di fatto, anche lo stesso Mythos può essere qualsiasi cosa, personaggi della letteratura o mitologia, ma anche dettagli più particolari come Excalibur e ciò che la leggendaria spada di Avalon rappresenta.

La creazione dei personaggi è allo stesso modo semplice e intuitiva. Ogni protagonista dell’avventura è costruito attraverso dei Temi che contraddistinguono la sua storia, i modi e la psicologia. Tutto ciò coadiuvato da un questionario che guida i giocatori nel plasmare il loro personaggio nel migliore dei modi. L’idea alla base è che il gruppo sia una sorta di squadra di investigatori, le cui sfumature vengono scelte in fase di creazione, al lavoro su dei casi che possono susseguirsi per creare una trama più articolata. Dall’agenzia governativa in stile S.H.I.E.L.D, la classica polizia, ma anche degli adorabili disadattati in cerca di informazioni su in misero che li accomuna, City of Mist offre una piena libertà in questo senso.

Interessante l’idea di utilizzare i Flashback, i Titoli di Coda, ed altre tecniche di narrazione cinematografica e televisiva come i Monologhi integrandole nel flusso di gioco. Ad esempio, ogni sessione inizia con un monologo di un personaggio, uno di quelli dei giocatori oppure un personaggio secondario interpretato dall’MC. proprio come in un film poliziesco mentre la camera inquadra scene di vita quotidiana durante l’esposizione della voce narrante.

City of Mist

Per l’estetica City of Mist ha vinto un Ennies per la Best Interior Art

Il sistema di gioco di City of Mist è il cosiddetto Powered by the Apocalipse (PbtA), che per i meno esperti consiste in un set di regole che incentivano la narrazione condivisa attraverso le azioni dei giocatori, che innescano le cosiddette Mosse del Maestro di Cerimonie (MC). In base alle scelte dei personaggi dei suoi compagni di gioco plasma le sue azioni e reazioni, e quindi l’avventura. Tuttavia, proprio per la necessità di improvvisazione continua da parte dell’MC, è bene che questo ruolo sia affidato ad un giocatore non del tutto inesperto, anche se il manuale offre un’esauriente spiegazione delle dinamiche di gioco anche per chi non ha mai provato un gioco di ruolo cartaceo.

Per finire parliamo del manuale di City of Mist. Si tratta di un corposo volume cartonato da 512 pagine, impaginato come fosse una graphic novel di qualità, con tanto di brevissime storie a fumetti che, di tanto in tanto, raccontano alcuni aspetti dell’ambientazione (e che possono essere anche una grande fonte di spunti per l’MC). C’è tanto da leggere quindi, e ci vuole un po’ per districarsi tra le tante opzioni che il gioco mette a disposizione, ma di fatto il regolamento in sé è abbastanza semplice da apprendere. Sia per la mole di contenuti che per le tematiche, di concezione popolare ma declinate in una maniera sicuramente peculiare, è richiesto un gruppo anche con un minimo di esperienza nel mondo dei giochi di ruolo perché City of Mist venga apprezzato a pieno.