Nonostante la qualità media delle uscite videoludiche del 2018 (ecco l’articolo sui dieci migliori videogiochi inediti del 2018 secondo Metacritic e la nostra top 10), non è che l’industria si sia fatta mancare le proverbiali ciofeche.

Al di là dei casi come Fallout 76, che comunque un 53 su Metacritic se l’è portato a casa, ci sono state produzioni ben peggiori del titolo di Bethesda, alcune arrivate anche da team di quali ci si aspetterebbe tutto tranne che dei lavori così trascurati.

Quindi, senza ulteriori indugi, andiamo a vedere i dieci peggiori videogiochi del 2018 secondo Metacritic. No, non vi troverete Fallout 76, datevi pace.

Super Seducer screenshot

Ovviamente nella lista c’è Super Seducer

  • #10 SHAQ FU: A LEGEND REBORN – 36 su 100: Il predecessore del 1994, Shaq Fu, era già terribile all’epoca. Il sequel poteva essere in qualche modo migliore? Ovviamente no, perché Shaq Fu: A Legend Reborn è il proverbiale disastro su tutta la linea. Le recensioni lo hanno stroncato, e non c’è niente, neanche il guilty pleasure nel giocare titoli spazzatura, a salvarlo.
  • #9 UNDERWORLD ASCENDANT – 36 su 100: Cavalcare l’onda della nostalgia dei bei RPG di una volta, prendendo un po’ da Dark Souls e un po’ da The Elder Scrolls era nelle intenzioni di Underworld Ascendant, seguito spirituale di Ultima Underworld. Se si trova in questa lista, è intuibile che l’intento non sia stato raggiunto. Si è rivelato la classica produzione la cui fase finale dello sviluppo è stata accelerata a dismisura per ottenere una build vendibile, ma piena di bug e glitch anche gravi, che nemmeno una patch futura potrebbe risolvere.
  • #8 HOLLOW – 36 su 100: Tra i generi che sono stati più imitati negli ultimi anni c’è senz’altro quello delle avventure horror/thriller in prima persona. Ci vuole un po’ di intuito, però, soprattutto dopo prodotti come la serie di Outlast e perle come SOMA, per non ritrovarsi a creare un clone mal riuscito. Hollow, per Nintendo Switch vorrebbe essere Dead Space, ma le ambizioni e lo stile della serie EA non sa neanche dove stiano di casa.
  • #7 ONE PIECE: GRAND CRUISE – 35 su 100: Il problema dei videogiochi tratti dagli anime è che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono dei prodotti atti solamente a spillare qualche soldo facile dai portafogli degli appassionati del franchise di riferimento. One Piece: Grand Cruise è esattamente questo, un’esperienza in VR con due battaglie che si completano in un’ora circa, nessuna possibilità di esplorare l’ambiente, ma l’opportunità di avere un tete-a-tete con Nami ed il suo prosperoso fisico.
  • #6 SUPER SEDUCER – 35 su 100: Ci sarebbe da aprire un dibattito su come questo tipo di produzioni andrebbero valutate, perché Super Seducer è, alla schiera di Goat Simulator, uno di quei videogiochi per cui l’analisi potrebbe lasciare il tempo che trova. Al di là del gusto per il trash, il simulatore di seduttore è un titolo atroce, scritto male (e tradotto in italiano ancora peggio), con quel pizzico di maschilismo di troppo.
  • #5 PAST CURE – 34 su 100: Non conoscete Past Cure? È normale, altrimenti non sarebbe tra i videogiochi peggiori dell’anno. L’idea era interessante, quella di creare un’esperienza che raccontasse le vicende di una sorta di versione paranormale di John Wick, un ex militare affetto da amnesia ed altri problemi mentali con 3 anni di vita dimenticati completamente. Il problema è che, a fronte di un concept interessante, tutto il comparto ludico è praticamente inesistente o non funzionante mai a dovere.
  • #4 AGONY – 34 su 100: Parlando di concept interessanti, anche Agony rientra di diritto in questa schiera. Un viaggio all’Inferno, che non fa sconti in termini di scene violente, sessualità esplicita, e tutto quello che ci si potrebbe legittimamente aspettare dall’abisso satanico. Però è un titolo senza arte né parte, con un game design inesistente, poco ispirato nell’estetica e incredibilmente pieno di bug. Talmente atroce che, oltre alla stampa specializzata che ha letteralmente fatto fatica a giocarlo, anche i backer di Kickstarter hanno alzato la voce contro lo studio di sviluppo.

 

 

Breve pausa per affrontare la top 3 (o dovremmo dire flop 3?) con la giusta consapevolezza. Diciamo che c’è poco da dire riguardo i videogiochi che vi abbiamo raccontato finora. A parte Super Seducer, che effettivamente andrebbe valutato come si valuta un b-movie al cinema forse, non c’è niente di prettamente immotivato o poco comprensibile nei primi sette giochi della classifica. Per molte di queste produzioni l’elemento in comune è una grande premessa in contrapposizione ad una scarsa messa in atto, un po’ per mancanza di mezzi ed un po’ per mancanza di talento.

Ma i prossimi tre videogiochi peggiori del 2018 non sono certo da meno:

  • #3 FANTASY HERO – 34 su 100: A dimostrazione che non ci sono affatto solo grandi titoli su Nintendo Switch ecco Fantasy Hero nella terza posizione dei videogiochi peggiori del 2018. Si tratta del porting diretto, clamorosamente intatto, di un JRPG di quattro anni fa per PS Vita. Già non era il massimo nella sua release originale, a causa di una trama mediocre e di un gameplay vecchissimo che è tutto meno che nostalgico, ma solo stagionato, e riproporlo non è stata una grande idea. Di fatto, è la release peggiore dell’anno sulla console ibrida di Nintendo.
  • #2 GENE RAIN – 32 su 100: Quando ti presenti come la risposta dell’industria videoludica cinese a Gears of War devi avere gli attributi di dimensioni euclidee. Purtroppo, Gene Rain non ha neanche la panza di Marcus Fenix (cit.). Questo shooter in terza persona con coperture è mal programmato, graficamente vecchissimo, e frustrante sotto ogni punto di vista ed è anche tradotto dal cinese in uninglese che ha del lovecraftiano.
  • #1 THE QUIET MAN – 29 su 100: Ed arriviamo finalmente a celebrare il poco invidiabile titolo di peggior videogioco del 2018 secondo Metacritic, ed è una produzione Square Enix. Dimostrazione dello stato di confusione evidente che aleggia in alcuni uffici del publisher, The Quiet Man si mostrò fugacemente all’E3 2018, per poi tornare durante uno stream tenuto dall’azienda giapponese che mostrava la qualità dubbia del titolo, il cui sviluppo sembrava iniziato la mattina stessa. Anche in questo caso la premessa era a dir poco intrigante: un action di stampo investigativo in cui interpretare un eroe sordo dalla nascita. Purtroppo, The Quiet Man è praticamente un film in cui ogni tanto si gioca, e pure male. La storia è anche a tratti incomprensibile, visto che i dialoghi (che il giocatore non ascolta, calandosi nei panni del protagonista) non sono neanche sottotitolati o resi comprensibili in alcun modo. Una debacle su tutta la linea.