Emozioni e sensazioni simili, per quanto diametralmente opposte una volta soppesate e rapportate alle rispettive tipologie di esperienza proposte ed esperite. Red Dead Redemption 2, nella sua controparte online, rischia di cadere nello stesso burrone che ha inghiottito (e distrutto) il pessimo Fallout 76, un disastro attualmente evitato per un soffio, una manciata di centimetri che, sebbene al momento non bastino per delineare i contorni di un MMO predestinato a settare nuovi standard del genere, sono certamente sufficienti per determinare un passatempo potenzialmente assuefacente e coinvolgente oltremisura.

Il motivo di una simile assonanza , che di primo acchito potrebbe apparire grottesca e pessimistica, va ricercato nella complessa e controversa adattabilità di un gameplay concepito per il single player a quelli che sono i ritmi e le esigenze del gioco online.

 

 

Si è parlato, a lungo e molto, per esempio, dei “vezzi” di un sistema di controllo per alcuni tutt’altro che reattivo, per altri ulteriore firma di un autore che non vuole accettare compromessi, fattore comunque impattante nell’economia di un deathmatch, per dirne una, che mostra il fianco a momenti di incertezza, a causa di un gunplay non sempre immediato, godibile, facile da padroneggiare.

Red Dead Online screenshot

Sfogliando il catalogo, potrete acquistare istantaneamente armi, risorse e strutture per l’accampamento.

A soffrire della trasposizione verso il multiplayer è anche il feeling generale dell’esperienza, caratterizzata, originariamente, da tempi scanditi dall’apparizione di NCP con cui interagire, quando non di lunghi momenti solitari in cui crogiolarsi immergendosi in uno scenario pulsante di vita, generoso di panorami mozzafiato, setting ideali per dedicarsi ad una profonda ed “intima” gestione del proprio avatar.

Purtroppo, online la mappa appare stranamente e particolarmente vuota, disabitata, derubata dei tanti figuranti che, in un modo o nell’altro, sapevano eventualmente rendere più emozionante e vario il lento tragitto tra un luogo d’interesse e l’altro. Al contrario, la presenza di altri utenti tende a rompere continuamente l’idillio, il realismo promosso dagli sviluppatori. Al momento, infatti, non esistono particolari disincentivi ad attaccare briga sempre e comunque, con il risultato che ogni occasione è buona per far volare un po’ di piombo, manco ci si ritrovasse tra le strade di Los Santos.

Ci sono, insomma, alcuni problemi di fondo, difetti che in parte saranno sicuramente eliminati dopo questa (lunga) fase di beta, come quello relativo al costo troppo alto di buona parte delle risorse. Altri che sembrano già da ora congeniti, difficilmente sormontabili vista la natura stessa del gameplay, situazione che in questo senso ricorda, per l’appunto, quella che ha portato al momentaneo naufragio di Fallout 76.

Come dicevamo, tuttavia, è solo una sensazione, una spiacevole impressione mitigata da una sovrastruttura già convincente, intrigante, generalmente in linea con lo spirito e la visione sviluppata nell’avventura in single player.

Accedendo alla beta, difatti, con un po’ di sorpresa ci siamo ritrovati alle prese con una vera e propria campagna da completare una missione dopo l’altra. Dopo aver modellato le (orribili) fattezze al nostro avatar, tramite un editor non troppo raffinato e votato alla creazione di personaggi credibili, e anche per questo tutt’altro che attraenti, ci siamo ritrovati nella mappa del gioco con i classici luoghi di interesse da raggiungere a cavallo di un ronzino pelle ed ossa.

L’ossatura del gameplay è rimasta assolutamente intatta. Gli indicatori di stamina, salute e Dead Eye, qui trasmutato in una mira assistita ancor più marcata, andranno nuovamente rimpinzati regolarmente recuperando, acquistando e scambiando risorse, da consumare durante il viaggio o raggiungendo il proprio accampamento, centro di comando che potrà eventualmente costituirsi permanentemente in un luogo specifico della mappa.

Oltre a fungere da riparo (quasi) sicuro, in cui gestire il proprio inventario e far rifiatare l’avatar, la struttura vi permetterà di imbastire la vostra posse, gang di cowboy a caccia di missioni da completare in compagnia, stando sempre ben attenti a quale inclinazione morale vorrà prendere la vostra epopea. Sì, perché in base agli incarichi che accetterete di completare, verrete progressivamente inquadrati ed incanalati in uno specifico set di missioni che vi porranno alla difesa dei bisognosi, piuttosto che a tramutarvi progressivamente in criminali disposti a tutto pur di arricchirsi ulteriormente.

Proprio nel corso delle missioni, l’anima MMO di Red Dead Redemption 2 si esplicita con maggior efficacia. Indicatori di prossimità ed icone, difatti, vi ragguaglieranno sulle attività dei giocatori nelle vostre vicinanze, permettendovi di ostacolarli nella riuscita dell’obiettivo assegnatogli. Nonostante qualche perplessità sul sistema di respawn, che tende a far riapparire i malintenzionati con fin troppa frequenza, il sistema funziona, rendendo spesso e volentieri estremamente imprevedibili le missioni, che attualmente hanno il solo difetto di essere fin troppo simili tra loro.

Non vanno poi dimenticate le corse tra cavalli e le tante modalità PvP attivabili raggiungendo, anche in questo caso, location specifiche, espediente che, di fatto, mette in pausa la modalità storia e vi catapulta nel centro dell’azione, in mappe pensate per l’occasione, introducendovi brevemente ciò che servirà alla vostra squadra per trionfare sugli avversari.

Red Dead Online screenshot

Come al solito, gran parte del divertimento dipende da chi vi accompagnerà in quest’avventura.

Come detto, nonostante  una buona varietà di modalità ed armi già disponibili, in questi frangenti si fanno tanto più i conti con un sistema di controllo certo caratteristico, ma che ogni tanto fa a botte con la precisione e la reattività richiesta dagli scontri diretti e frontali, classici degli sparatutto online.

Il primissimo, prematuro contatto con Red Dead Online ci ha regalato molteplici certezze, ma anche alcune perplessità, storture in parte dovute alla giovinezza del prodotto, in parte ad un gameplay che, esattamente come già accade con il single player, richiederà alla sua utenza di scendere a compromessi, costretta ad accettarne alcune scelte di game design, o presunte tali, costi quel che costi.

Ciò che è certo è che non ci saremmo mai aspettati una sorta di campagna ad accompagnare ed impreziosire il tutto, ulteriore modalità attraverso la quale sviluppare il proprio personaggio ed imparare, passo a passo, le molteplici offerte di questa declinazione MMO del gioco.

La strada per Rockstar è ancora lunga. Noi, intanto, ci stiamo già godendo questo intrigante ed inaspettato viaggio che chissà dove ci porterà.