Conoscete tutti la storia, che poi è anche la verità, legata alla nascita del primo Final Fantasy, di come fosse il baluardo di uno studio di sviluppo, l’ultima speranza (da lì il nome), e di come sia diventato il primo di una serie simbolo del medium videoludico. Final Fantasy XV è diventato, in un certo senso, davvero quella fantasia finale che il creatore della serie, Hironobu Sakaguchi, inseguiva nel lontano 1986.

La storia di quello che, col tempo, abbiamo conosciuto come Final Fantasy XV, è stata a dir poco travagliata. C’era una volta un nome, un’idea, quella Fabula Nova Crystallis che doveva rappresentare una sorta di universo condiviso a tema Final Fantasy, una serie di opere che avrebbero condiviso lo stesso mondo di appartenenza, la stess mitologia, a partire dal discusso e da alcuni odiato Final Fantasy XIII. Square Enix ha provato a coltivarla con XIII-2, Lightning Returns, Type-0Agito negli anni, ma l’obiettivo, quello di creare un universo che i fan avrebbero adorato alla follia, non è stato mai raggiunto.

L’ultimo tassello della Fabula Nova Crystallis avrebbe dovuto essere Final Fantasy Versus XIII, che con il tempo, è diventato proprio Final Fantasy XV. Versus XIII venne svelato per la prima volta all’E3 del 2006 e Square Enix fu sempre molto avara nel diffondere nuove informazioni. Nel 2010 scoprimmo che il titolo non era ancora entrato in produzione a pieno regime (in quell’anno esordiva Final Fantasy XIII) e Tetsuya Nomura decise che era il caso di concentrarsi sulla saga di Lightning. Nel 2012 Hajime Tabata venne nominato come co-director del progetto, e durante l’E3 del 2013 avvenne il coup de theatre.

Durante la manifestazione losangelina Final Fantasy Versus XIII divenne ufficialmente Final Fantasy XV, con l’annuncio del gioco sulle neonate console di nuova generazione. Ma passeranno ancora degli anni prima che si capisca la natura della nuova avventura di una saga immortale e che, infine, il gioco esca.

 

 

Final Fantasy XV arriva nei negozi il 29 novembre 2016. Quasi due anni fa esatti. Il gioco, che nel frattempo è diventato una produzione di Hajime Tabata in tutto e per tutto (mentre Tetsuya Nomura si concentra sui lavori per Kingdom Hearts III e Final Fantasy VII: Remake) è stato un’avventura veramente difficile da affrontare per il team di sviluppo. Tocca molte corde giuste, porta il racconto su toni più umani (d’altronde, è una fantasy based on reality), la salvezza del mondo è solo una scusa per vivere le vite avventurose, calde e molto personali di un gruppo di amici, prima che degli eroi di un JRPG. Il tratteggio di Noctis, Prompto, GladioIgnis, e non è un caso che l’immortale Stand By Me , in una struggente versione a opera di Florence + the Machine, sia diventato praticamente il main theme di Final Fantasy XV, perché proprio nel significato del pezzo scritto da Ben E. King c’è il cuore del quindicesimo capitolo della fantasia finale. L’idea di un viaggio di formazione, che nella fiction del titolo Square Enix giunge ad un climax struggente

Final Fantasy XV è un prodotto monco, orfano e contemporaneamente con troppi padri, è evidente dalla stesura della sceneggiatura fino al gameplay”I travagli nello sviluppo, passato di mano più volte, con tanto di cambio di engine nel momento centrale dei lavori, hanno portato dei problemi non indifferenti. Final Fantasy XV è un prodotto monco, orfano e contemporaneamente con troppi padri, è evidente dalla stesura della sceneggiatura fino al gameplay. Dal famigerato tredicesimo capitolo (che numero sfortunato) della storia a un combat system che è evidentemente incompleto alla miriade di patch. Per la prima volta, inoltre, un Final Fantasy si è ritrovato ad avere dei DLC narrativi, gli Episode, che approfondiscono dettagli della trama e dei personaggi, a volte anche notevoli o comunque degni di attenzione, ma che non possono non contribuire a dare l’impressione di una produzione ancora incompleta.

Final Fantasy XV screenshot

Tra le idee più brillanti di Final Fantasy XV ci sono le foto di Prompto a fine giornata, una vera e propria “moviola” da JRPG

La Royal Edition, versione comprendente tutte le migliorìe, ha il sapore di qualcosa di quasi completamente diverso per chi ha giocato Final Fantasy XV dal day one. Proprio sulla scia dell’apprezzamento, più o meno caloroso, degli Episode dedicati a Prompto, Gladio ed Ignis, Square Enix aveva annunciato un secondo anno di contenuti aggiuntivi, dedicati ad Ardyn, Lunafreya, Aranea e Noctis. Ma ieri è successo qualcosa di difficilmente prevedibile.

Si pensava che lo speciale live streaming incentrato sul gioco previsto per l’8 novembre avrebbe indicato le date di uscita dei DLC, ma invece sono arrivate una serie di coltellate per i fan: dimissioni di Hajime Tabata (ufficialmente per mettersi in proprio), fine del supporto alle mod per la versione Windows, cancellazione di tre dei quattro Episode rimanenti (verrà portato a compimento solo Episode Ardyn, che uscirà a marzo 2019).

Era difficile aspettarsi una situazione simile. Tabata era anche a capo di un team di sviluppo, Luminous Productions, che sta lavorando ad una nuova IP per Square Enix. I fan hanno ovviamente accusato il colpo, ma anche per gli addetti ai lavori si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Il game designer era riuscito in una impresa molto faticosa, ovvero quella di rendere Final Fantasy XV una produzione completa (nonostante tutto), partendo da un progetto sostanzialmente fallito, ed era anche diventato il volto benvoluto dagli appassionati della sua ormai ex compagnia.

Hajime Tabata

Il lavoro di Hajime Tabata è stato prezioso. Ad maiora

Final Fantasy XV, quindi, da marzo 2019 sarà ufficialmente un capitolo concluso. In molti non hanno apprezzato la politica dei DLC, ma è stato proprio questo supporto continuo e duraturo ad aver dato alla produzione una muscolatura forte sulla quale reggersi. Si poteva ancora dire molto su Lunafreya, Aranea e Noctis, visto che la narrazione divisa tra il film Kingsglaive e la miniserie animata Brotherhood ha fatto sì che quella del videogioco risultasse carente in alcuni elementi. Non ne sapremo più niente, tutto verrà affidato alle teorie dei più attenti e visionari giocatori.

Il viaggio della Regalia è finito. Fa male, indubbiamente. Personalmente ho voluto bene a Final Fantasy XV, perché nonostante tutto mi ha fatto appassionare ad un videogioco che appartiene ad un genere verso il quale non ho particolare predilezione. Nonostante tutto (di nuovo), il racconto di quattro ragazzotti che sembrano usciti da una boy band mi ha emozionato. Forse però, considerando anche quanto Square Enix abbia occasionalmente dimostrato di essere in difficoltà con lo sviluppo delle grandi produzioni, è un bene che si sia giunti a questa decisione. Il talento di Tabata è indubbio e gli auguro tutta la fortuna del mondo, spiace per ciò che Final Fantasy XV sarebbe potuto essere ancora. Ma all’orizzonte si affaccia il remake di Final Fantasy VII, una bestia difficile da domare, e sicuramente nel cassetto della compagnia ci saranno altre idee ancora.

E in fondo, quando vuoi bene a qualcuno, è anche giusto lasciarlo andare quando è arrivato il momento.