Per quanto ci si affanni, spesso e volentieri, a sottolineare che la grafica non sia tutto, questa volta, ancora una volta, bisogna ammetterlo: l’aspetto estetico è un fattore inalienabile, fondante e praticamente congenito al concept stesso su cui poggia Okami, un aspetto che non solo non sembra affatto invecchiato, ma che, anzi, in questa veste in alta definizione, pur con tutti i limiti del caso vista la piattaforma di riferimento, appare ancor più ammaliante, avvolgente, affascinante.

Con la recente ripubblicazione del capolavoro di Clover Studio su Nintendo Switch, ci siamo voluti concedere un piacevole tuffo nel passato, un ripasso quanto più veloce possibile dell’avventura con protagonista la nobile, (quasi sempre) elegante e maestosa dea Amaterasu. Memori dei ben tempi andati, nostalgici come sempre e desiderosi di saggiarne l’adattabilità del gameplay alle caratteristiche del nuovo hardware, avevamo intenzione di perderci meno tempo possibile, giusto quanto basta per riempire in qualche modo i sonnacchiosi pomeriggi di agosto, mese notoriamente scarico di esordi e debutti di un certo spessore.

Concepita su PlayStation 2, inizialmente accolta, almeno nel nostro continente, come gioco di nicchia, la produzione Capcom ha beneficiato nel corso del tempo di numerose trasposizioni. Dopo aver calcato il palcoscenico del Wii, rendendo più immediato e piacevole l’utilizzo del Celestial Brush tramite Wiimote, abbiamo potuto godere delle meraviglie dell’art design in HD prima su PlayStation 3, poi su PC, Xbox One e ovviamente PlayStation 4.

Okami screenshot

Utilizzare il Celestial Brush grazie a veloci tocchi sullo schermo è una vera e propria goduria. Un po’ meno attivarne i vari poteri utilizzando gli accelerometri dei Joy-Con, sistema di input poco preciso e largamente meno divertente

Con l’approdo, recentissimo, su Nintendo Switch, insomma, Okami è diventato a tutti gli effetti un titolo mainstream, potenzialmente fruibile praticamente da chiunque lo voglia. Ciò, se da una parte ha ovviamente intaccato il fascino di avventura quasi misterica, destinata esclusivamente ad un pubblico di pochi eletti, ci ha permesso piuttosto facilmente di testare la bontà delle meccaniche su cui poggia, attraverso le generazioni di console, portandoci alla conclusione ben riassunta dal roboante titolo di questo articolo: Amaterasu è la Sean Connery dei videogiochi, una protagonista che invece di invecchiare e perdere vigore, si trova a vivere proprio adesso i suoi anni migliori, immortalata da una console, Nintendo Switch per l’appunto, che rende giustizia, meglio di altri, alla sua metafisica bellezza.“La grafica, dicevamo, ma non solo, vuoi perché i videogiocatori trentenni di oggi certe cose le apprezzano meglio, vuoi perché la portabilità garantita dalla piattaforma ibrida di Nintendo, ci mancherebbe altro, ha sempre il suo perché”

La grafica, dicevamo in apertura, ma non solo, vuoi perché i videogiocatori trentenni di oggi certe cose le apprezzano meglio, vuoi perché la portabilità garantita dalla piattaforma ibrida di Nintendo, ci mancherebbe altro, ha sempre il suo perché.

Il Regno di Nippon, impresso con impareggiabile maestria dagli artisti di Clover Studio, brilla di luce propria sia sullo schermo di casa, che sul display della console. C’è qualche incertezza nel frame-rate di tanto in tanto, non sarà full HD, ma poco importa, tanto più che soffermarsi sui dettagli è letteralmente impossibile. La brillantezza dei colori, il tratto, la caratterizzazione fisica di ogni personaggio che si alterna sullo schermo, sono ancor’oggi in grado di abbagliare vecchi e nuovi spettatori, ugualmente ipnotizzati da uno spettacolo che non smette mai di sorprendere, soprattutto quando l’opera di bonifica di Amaterasu restituisce splendore e magnificenza alle varie ambientazioni maledette e oscurate dalla terrificante presenza del terribile Orochi, villain di un’avventura destinata a sopravvivergli e a non consumarsi con la sua sconfitta.

Non è solo una questione squisitamente estetica, fortunatamente. Oggi più di ieri, si apprezzano i ritmi di Okami, il level design mai dispersivo, fatto di pochi, ma utili luoghi d’interesse, sparsi all’interno di una mappa dalle giuste dimensioni, che alterna dungeon mai troppo complessi, a scenari da esplorare a caccia di nuovi personaggi con cui interagire, animali da sfamare per ottenere punti esperienza extra e, naturalmente, qualche sentiero segreto generoso di tesori e collezionabili vari.

Sotto questo profilo, Okami HD è il perfetto gioco dell’estate per un’utenza interessata a qualcosa capace di intrattenere, senza per questo pretendere troppo in termini di applicazione, di impegno, tempo. Non che l’avventura si consumi in fretta, tutt’altro, ma anche concedendo attenzioni e premure agli abitanti del Regno di Nippon, non ci si trova mai invischiati in sub-quest eccessivamente complesse, che sottendono chissà quali e quanti spostamenti da una zona all’altra.

Okami, a ben vedere, è perfetto per il videogiocatore scoraggiato dalla profondità raggiunta da certi open world, da quegli RPG che potenzialmente possono sotterrarlo di statistiche a cui rendere conto, menù di ogni tipo e meccaniche complesse e profonde. Al contrario, si viene premiati praticamente per qualsiasi azione completata; superare le prove più difficili, inoltre, non richiede mai troppo tempo, né pretende il sacrificio di interi pomeriggi dedicati al completamento di un particolare dungeon.

Okami screenshot

Contenutisticamente parlando non si segnala alcuna novità. Da questo punto di vista il gioco è rimasto lo stesso dal lontano 2006 ad oggi.

Da questo punto di vista, la portabilità offerta da Nintendo Switch rende l’esperienza ancora più snella, in linea con la piacevolissima progressione espressa dall’avventura. Che si opti per una partita veloce, magari poco prima di addormentarsi, piuttosto che per una lunga sessione sul televisore più grande che si possiede, c’è sempre tempo e modo di raggiungere un obiettivo, completare un altro pezzettino di storia, raggiungere una location fin’ora inesplorata. Pur con le dovute distanze e differenze, Okami, rimasto assolutamente immutato nei contenuti in tutti questi anni, assomiglia molto di più al contemporaneo The Legend of Zelda: Breath of the Wild, anch’esso generoso di soddisfazioni e piccoli compiti completabili piuttosto in fretta (significativa in questo senso la presenza dei Sacrari), di quanto non fosse simile agli episodi della saga di Nintendo proposti prima e a poca distanza dall’originaria pubblicazione della produzione Capcom, capitoli certo rassomiglianti nello spirito, ma ben più pretenziosi e stancanti.

Vuoi per un ritmo di gioco più confacente a chi, tra tanti giochi fin troppo ripieni e difficili, cerca un’esperienza leggera, per quanto contenutisticamente sostanziosa; vuoi per un art design che risplende tutt’ora di luce propria; vuoi perché le meccaniche ludiche ben si sposano con le feature uniche di Nintendo Switch, Okami HD ha svoltato la nostra estate, diventando il titolo a cui non possiamo rinunciare sia sotto l’ombrellone, sia tra le mura domestiche, quando tutti i nostri amici sono impegnati a fare altro che non sia una bella uscita in memoria dei vecchi tempi.

Assolutamente contemporaneo e, soprattutto, godibile ugualmente da neofiti e da chi ebbe già il piacere a suo tempo, nonostante manchi il supporto al full HD, possiamo tranquillamente affermare che quella per Nintendo Switch, sia la miglior versione di Okami mai pubblicata.