PlayerUnknown’s Battlegrounds e Fortnite sono in guerra da mesi, ormai. In principio fu PUBG, titolo in early access dei record in grado di registrare vendite incredibili senza essere nemmeno completo. Con l’uscita ufficiale arrivò la consacrazione a fenomeno del momento e titolo da rincorrere. Lo ha fatto Epic Games, introducendo la modalità battle royale in Fortnite, un titolo che stava morendo dopo solo qualche settimana di vita (e che, lo ricordiamo, è formalmente ancora in accesso anticipato).

Ma Fortnite ha avuto dalla sua anche il fatto di essere gratuito, cross-platform, e di non aver bisogno di un account PlayStation Plus per poter giocare online su PlayStation 4, più tutta la sua unicità, ovvero il sistema di crafting e di costruzione degli edifici. In parole povere, Epic Games è riuscita in uno stunt incredibile, e gli è bastato copiare di sana pianta ciò che faceva PUBG.

La cosa buffa è che non è una nostra illazione, perché lo stesso team di sviluppo dichiarò implicitamente di aver preso di peso l’idea dal titolo di Bluehole nel post dal blog ufficiale che annunciava l’arrivo della modalità battle royale. “Amiamo i giochi battle royale come PUBG, e abbiamo pensato che Fortnite sarebbe stata una base solida per una nostra versione”, recita una parte del comunicato.

Inutile dire che in quel di Bluehole andarono parecchi caffè di traverso. Ma all’epoca, 12 settembre 2017, nessuno poteva pensare che un titolo sulla via dell’estinzione avrebbe potuto in qualche modo sovrastare il Re della battle royale. Ma così è successo, in un tempo incredibilmente breve, tra l’altro.

Fortnite Ibrahimovic

Ibra è solo l’ultima delle celebrità stregate da Fortnite

Il tempo vola alla prima metà del 2018, quando ogni giorno una notizia su Fortnite sa di doversi svegliare presto e correre, perché un’altra notizia di Fortnite rischia di farla diventare vecchia nel giro di mezza giornata. Arriviamo al 29 maggio scorso, quando PUBG Corp. (sussidiaria di Bluehole) ha completato una denuncia per violazione del copyright nei confronti di Epic Games, rendendolo noto attraverso The Korea Times.

La pratica venne avviata già lo scorso gennaio in realtà, rivela il portavoce dell’azienda, con lo scopo di proteggere il loro copyright. Il problema principale, infatti, è che l’Unreal Engine con cui si muove PUBG è proprio di Epic Games. E per questo motivo PUBG Corp. ha avanzato pretese legali, appellandosi al fatto che Fortnite abbia copiato l’idea della battle royale, il game design, e perfino l’interfaccia utente del gioco. Lo scorso settember, Bluehole considerò poco corretto il comportamento di Epic Games, che all’epoca era un partner commerciale, nel lanciare un gioco incredibilmente simile allo stesso per cui si era impegnata con Epic per l’utilizzo del suo motore grafico.

Sempre il 29 maggio scorso Tim Sweeney (CEO di Epic Games) ha dichiarato che secondo lui PUBG e Fortnite possono coesistere senza problemi. Lo ha fatto usando un ardito esempio: “Compra una marca di aspirapolvere, non ne comprerai un’altra, perché ne hai bisogno solo di una, ma con i giochi, se sono due grandi giochi, la gente giocherà entrambi”.

Player Unknown's Battleground art

PUBG si trova a dover rincorrere, ora

Ci sono molte riflessioni da fare al riguardo. Intanto, secondo la legge, è impossibile possedere un’idea, un genere, e neppure una meccanica di gioco. Altrimenti, la prima persona ad aver inventato i platform sarebbe oggi l’uomo più ricco dell’universo, così come per qualsiasi altro genere. Pensante anche al primo FPS della storia, se fosse stato possibile registrare il genere come un brevetto probabilmente l’industria dei videogiochi neanche esisterebbe, oggi.

Si può infrangere il copyright su un nome specifico, sugli asset di gioco, su una particolare estetica o un personaggio. Super Mario non può finire in un FPS senza che Nintendo liberi i suoi avvocati, così come è impossibile creare un gioco chiamato DudeUnknown’s BattleGrids senza che Bluehole faccia almeno un paio di telefonate.

Neanche il nome battle royale, oppure l’idea di un videogioco con la struttura dei battle royale, è di Bluehole. Il nome, per stessa ammissione di Brendan Greene (che cominciò a sperimentare il tutto da una mod di ARMA), è preso dall’omonimo film di Koushun Takami e Kinji Fukasaku. Inoltre, PUBG non è neanche stato il primo battle royale, perché H1Z1 (recentemente uscito dall’early access) fu il primo prodotto di questo tipo a riscuotere successo. Al momento, PUBG Corp. ha dichiarato parallelamente alla questione che PUBG è “il primo shooter survival battle royale standalone sul mercato”.

Brendan "PlayerUnknown" Greene.

Brendan “PlayerUnknown” Greene

Siamo quindi di fronte ad una questione prettamente etica, non sapendo i trascorsi legali e le clausole tra Epic Games e Bluehole. Se Fortnite Battle Royale è palesemente stato un tentativo disperato (e vincente) di cavalcare la moda del momento copiando altrettanto palesemente quanto proposto da PUBG, il risultato è che niente di tutto questo è illegale. Al massimo è poco etico, scorretto, ma perfettamente in linea con la legge. Ai più maliziosi potrebbe sembrare quasi un gesto di stizza, più che una volontà legale vera e propria.

C’è poi il problema di fondo dell’engine di proprietà di un’azienda concorrente, che potrebbe maliziosamente sabotare in modo subdolo il supporto a PUBG in favore di Fortnite. Ma a parte questo scenario al limite del complottistico, l’unica a cosa a cui la compagnia coreana potrebbe appellarsi è l’ammissione di Epic Games del fatto che Fortnite Battle Royale sia effettivamente un prodotto derivativo plasmato sull’esperienza di PUBG.

Attualmente la causa è attiva in solo in Corea del Sud, ma ovviamente i suoi effetti si ripercuoteranno su tutti i mercati. Inoltre, Bluehole ha già dichiarato che, nel caso Epic Games non si esprimerà in alcun modo sulla vicenda, l’azienda prenderà in considerazione ulteriori provvedimenti.