Per un amante di lunga data degli zombie, il primo State of Decay ha rappresentato la definitiva realizzazione di un piccolo sogno, l’attesissima messa in commercio di un prodotto finalmente capace di fondere armoniosamente istanze action, derivate ed opportunamente declinate dalla lunga tradizione di titoli in terza persona, con meccaniche prettamente gestionali. Non si trattava solo di combattere, raggiungere una destinazione, recuperare armi che rendessero possibile ed efficiente la progressiva disinfestazione di un’ambientazione dalle ragguardevoli dimensioni. Il focus, al contrario, era proiettato sul mantenimento di una piccola comunità che andava sfamata, protetta, incoraggiata.

Non c’erano solo missioni, insomma, ma anche semplici escursioni che avevano come obiettivo il reperimento di risorse e cibo, quando non la fondazione di un nuovo avamposto, utile al gruppo per ampliare le zone sgombre dalla presenza di infetti. Questo sequel, baluardo della controversa softeca di Xbox One, presto disponibile anche su PC, vara la strategia della continuità, ripresentando, fondamentalmente immutata, la formula portante di quella che ormai è, a tutti gli effetti, una serie.

Dopo un breve tutorial, utile per  instradare l’avventura entro le deboli, ma sufficientemente intriganti trame narrative che giustificheranno parte degli sforzi dei sopravvissuti, ci si ritrova in un’ambientazione di ampie dimensioni con un compito fondamentale: sostentare la comunità, preoccupandosi di recuperare quanto serve per avviare le prime, imprescindibile attività, quali l’approvvigionamento di cibo e la creazione, all’interno del campo base, di un’infermeria, struttura necessaria per contrastare gli effetti mortali della Piaga, morbo diffuso da una nuova specie di zombie, introdotta proprio in questo capitolo.

State of Decay 2 screenshot

Tornano le tipologie di zombie già affrontate nell’orinale tra cui gli Urlatori, che attireranno altri zombie con i loro versi raccapriccianti, e i Selvaggi che salteranno da una parte all’altra per braccarvi in ogni modo

Non si tratta di una malattia aggressiva, capace di trasformare il malcapitato in un non-morto nel giro di pochi secondi. Esiste una cura, ma va creata, reperendo i materiali necessari, in tempo, prima che la metamorfosi diventi irreversibile. Evitare ulteriori contatti, lasciare che il personaggio colpito riposi in infermeria, sono precauzioni che rallentano il decorso dell’infezione, ma il tempismo, in questi casi è fondamentale. Procurarsi il medicinale sopracitato è proprio una delle prime missioni che compongono la campagna, fase in cui abbiamo ripreso dimestichezza con tutte le meccaniche già incontrate e conosciute ai tempi dell’originale. Ogni personaggio è dotato di abilità specifiche, di statistiche uniche, che possono naturalmente potenziarsi, a mano a mano che ci si dedica alle varie attività. Combattere con armi da taglio, per esempio, vi renderà combattenti provetti, correre a perdifiato amplierà la barra della stamina e così via.

“il primo contatto con State of Decay 2 ci ha regalato molte certezze e qualche dubbio”Potendo contare su una comunità di individui dotati di talenti specifici, vale la pena cambiare spesso avatar, anche per far rifiatare la truppa, a seconda del compito che si sta cercando di completare. Apprezzabile, in questo senso, il ritmo piuttosto sostenuto con cui si alternano i vari incarichi. Ogni membro della comunità proporrà una propria strategia e un piano per mettere in sicurezza l’area attorno all’accampamento. Osservando l’ambientazione dall’alto potrete scoprire nuove strutture ricche di risorse. Esplorando case disabitate, dopo averle opportunamente ripulite da sgradite presenze, potreste incappare in superstiti in difficoltà. Starà a voi decidere se riaccompagnarli alla loro base, accoglierli nella vostra enclave o se abbandonarli al proprio destino.

Altra novità di questo sequel, la possibilità di muovere guerra ad altri gruppi di sopravvissuti. Laddove i non-morti tenteranno di sopraffarvi contando sul loro numero, combattere contro un gruppo di esseri umani si rivelerà particolarmente impegnativo. Non solo ci vorranno molti colpi per abbatterli, sia che facciate affidamento su un machete, sia che imbracciate un fucile di grosso calibro, ma dovrete anche guardarvi dall’essere accerchiati, raggirati, dal farvi cogliere di sorpresa da un’imboscata ben architettata. Il cervello, insomma, a differenza degli zombie, non mancherà affatto a questo genere di nemici, motivo in più per pensarci attentamente, prima di dichiarare guerra ad un’altra enclave.

State of Decay 2 screenshot

State of Decay 2 propone anche una modalità co-op online, di cui ve ne parleremo approfonditamente in sede di recensione

Il primo contatto con State of Decay 2 ci ha regalato molte certezze e qualche dubbio. A fronte di una formula rodata e funzionale, che non mancherà di allietare i fan degli zombie e dei survival, è possibile che la quasi totale mancanza di novità possa indispettire chi ha spolpato a dovere il prequel. Non mancano, inoltre, piccole magagne tecniche, come bug  grafici e un frame rate non sempre granitico, a moltiplicare le perplessità.

Eppure, ridendo e scherzando, State of Decay 2 ci ha tenuti incollati al pad fino a tarda notte già in un paio di occasioni. La produzione Microsoft ci sta piacendo, insomma, ma al momento non sappiamo dirvi quanto, né se l’incantesimo è destinato a perdurare, o se si spezzerà a causa di una certa ripetitività di fondo. Restate con noi allora. Tra qualche giorno, il 17 maggio per l’esattezza, potremo e sapremo dirvi molto di più sul gioco, nell’ambito della nostra recensione.