L’evento primaverile di Overwatch è Ritorsione, online dal 10 aprile scorso fino alla fine del mese. La modalità di ingaggio è molto simile a ciò che abbiamo visto finora nello shooter di Blizzard Entertainment: giocabile per un tempo limitato e con tanti nuovi oggetti cosmetici di contorno.

Ritorsione è una modalità PvE in cui la narrazione verte su Blackwatch, la squadra segreta di Overwatch impegnata in missioni pericolosissime a cui viene permesso un uso della violenza maggiore. I protagonisti sono Gabriel “Reaper” Reyes, McCree, Moira e Genji. A livello narrativo, Ritorsione è probabilmente il miglior evento che Blizzard abbia mai costruito, perché se La Vendetta di Junkestein era forse più appagante in termini estetici, era pur sempre un esercizio di stile poco affine alla lore di Overwatch.

Ritorsione invece è pienamente inserito nella continuity di Overwatch e anzi, per come introduce la storia ed i suoi personaggi, è la dimostrazione che al titolo gioverebbe moltissimo uno story mode fatto come si deve, magari una serie di missioni che ripercorrano i momenti salienti del suo background narrativo.

La mappa, allo stesso modo, è uno dei migliori scenari presenti nel gioco. Blackwatch è infatti impegnata a Venezia con lo scopo di estrarre un pericoloso criminale collegato con l’organizzazione Talon. Il villain si fa beffe di Blackwatch, forte del fatto che anche venisse catturato uscirebbe di lì in qualche giorno grazie ai suoi avvocati. Per tutta risposta, Reaper gli consegna una bella scatola di cioccolatini di piombo nel petto.

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I quattro di Blackwatch

Comincia così la fuga dei nostri quattro eroi in attesa dell’elicottero per l’estrazione, visto che l’omicidio ha ovviamente mobilitato tutti gli agenti di Talon presenti a Venezia. Allo stesso tempo iniziano una serie di alti e bassi che fanno subito cadere tutta la positività che Ritorsione aveva accumulato con il suo ottimo setup narrativo.

La fuga di cui sopra si traduce nella necessità di sopravvivere ad una serie di ondate di nemici mentre si percorre la mappa da un punto A ad un punto B. Il problema non è nel concetto di gameplay, perché in fondo stiamo pur sempre parlando di uno shooter, ma di come questo viene eseguito in termini pratici.

“I nemici si susseguono senza sosta, non sfoderano tattiche particolare, né il level design aiuta a generare situazioni di gioco particolarmente memorabili”Ritorsione riprende tutti i dogmi di titoli come Left 4 Dead e similari, mettendoci di fronte nemici divisi in classi, con tanto di mid-boss in alcuni momenti specifici dell’avanzamento. Se da un lato la messa in scena è capace di essere anche appagante, con gli agenti della Talon che sbucano sfondando una parete, oppure calandosi da una serie di elicotteri cargo, ci si rende subito di come, in realtà, la dinamica di gameplay sia molto pigra.

I nemici si susseguono senza sosta, non sfoderano tattiche particolare, né il level design aiuta a generare situazioni di gioco particolarmente memorabili, si tratta fondamentalmente di sparare senza soluzione di continuità. Per dire, Rivolta a King’s Row richiede la difesa del carico, e pertanto risulta un’esperienza di gioco molto più dinamica ed appagante. Per non parlare dell’evento di Junkestein, che richiedeva grande tempismo e coordinazione per essere portato a termine.

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L’assassino, uno dei nemici speciali

Certo, aumentare il livello di difficoltà aiuta a sentire meno l’effetto ripetitività. Il rischio però è di trovarsi di fronte ad una sfida fin troppo soverchiante, e quindi non troppo divertente.

Quindi, se Ritorsione mette in scena una delle più belle mappe che Overwatch abbia mai offerto, ed un comparto narrativo interessante fatto anche di dialoghi brillanti per i quattro personaggi protagonisti, purtroppo non è il punto più alto in termini di esperienza di gioco.

Però è comunque la strada giusta per quanto riguarda la narrazione di contorno di Overwatch. Il titolo Blizzard ha bisogno di più eventi del genere, perché il suo background narrativo è fin troppo buono per essere ignorato e relegato solo al PvP.