Se avete una certa età, e magari siete cresciuti scaldati dai circuiti dalle console made in Kyoto, quasi di sicuro non potete fare a meno di provare un brivido nel leggere la parola Rare. Memori di videogiochi che hanno semplicemente rivoluzionato il medium, la software house inglese, dopo la dolorosa separazione da Nintendo, ha perso la bussola, non riuscendo a ritrovare mai l’antico slancio, l’originaria creatività, l’irripetibile estro che portò alla nascita di pietre miliari del calibro di GoldenEye 007 e  Banjo-Kazooie. Da Grabbed by the Ghoulies in poi, salvo qualche sprazzo come Viva Pinata, la line-up proposta dal rinomato studio si è rarefatta e ha perso spessore.

Con Sea of Thieves, non fosse per l’intrigante e coloratissimo art design sfoggiato sin dal primo sceen, la speranza è tornata a fiorire, forte di un tempo di sviluppo, sono passati tre anni dalla sua presentazione ufficiale, consone ad una produzione tripla A.

Dopo diverse sessioni in compagnia della closed beta, non possiamo dare alcuna risposta definitiva, né prevedere se l’MMO a sfondo piratesco possa effettivamente farcela, se abbia carisma e profondità sufficiente a garantire molte ore di divertimento ad appassionati e non, utenti qualsiasi semplicemente attratti dall’affascinante ambientazione.

Sea of Thieves screenshot

Che male c’è nel concedersi, ogni tanto, un boccale di grog? Esagerare vuol dire ritrovarsi con un avatar difficile da governare.

Di una cosa, in effetti, siamo già sicuri: il comparto grafico del gioco è di tutto rispetto, ispiratissimo nel dipingere uno scenario caraibico da sogno, di giorno e con il sereno, di tanto in tanto timidamente terrificante, di notte e con il mare in tempesta. L’acqua, il cielo, le isole sullo sfondo, tratteggiano panorami da incorniciare, godibilissimi grazie alla visuale in prima persona di cui si avvale l’avventura.

I primi minuti di gioco si passano a bocca aperta, mentre lo sguardo si perde tra le onde, tra i rami degli alberi, tra i colori sgargianti che colorano spiagge e avamposti di fortuna.

Sea of Thieves si basa su un concept molto semplice ed elementare. Nei panni di un pirata, da soli o in compagnia di altri tre compagni pescati dalla rete, dovrete muovervi in lungo e in largo nell’arcipelago che compone la mappa, a caccia di tesori da dissotterrare, seguendo indizi e informazioni elargiti dalle mappe che potrete acquistare nei minuscoli centri abitati che trovano spazio nelle isole più grandi.

Almeno per quanto riguarda la closed beta, questo è l’unico genere di attività che propone una sorta di progressione, che spinge il videogiocatore ad accumulare ricchezza, missione dopo missione, da spendere per personalizzare il vestiario del proprio avatar.

Come anticipato, si può prendere il mare anche da soli, ad attendervi al porto ci sarà una nave di ridotte dimensioni, ma solo in compagnia di altri filibustieri assaporerete e carpirete appieno l’anima del gioco. Soprattutto con un gruppo affiatato di amici, ovviamente muniti di chat vocale, si possono passare ore e ore anche solo navigando senza meta, ognuno con un compito ben stabilito.

Governare un veliero, difatti, non è affatto semplice, tanto più che l’HUD non esiste, non concedendo particolari indizi e aiuti, lasciando il compito di orientarsi ai videogiocatori stessi, costretti a consultare mappa, bussola e stelle per conoscere la direzione intrapresa. C’è poi da tenere in considerazione la forza del vento, l’eventuale presenza di scogli, il minaccioso avvicinarsi di imbarcazioni le cui intenzioni sono tutte da scoprire.“Governare un veliero non è affatto semplice, tanto più che l’HUD non esiste, non cocedendo particolari indizi e aiuti.”

Se da soli gestire tutto è difficile, ma possibile e mai troppo emozionante, in compagnia è un vero spasso distribuirsi i ruoli e occuparsi di tutte le faccende necessarie per la navigazione. Il timoniere riceverà ordini diretti dal capitano, munito di mappa e bussola. Un marinaio, dal canto suo, si occuperà di caricare i cannoni, chiudere eventuali falle nello scafo, raccogliere con un secchio l’acqua entrata a bordo. Un altro pirata, infine, si preoccuperà di scrutare l’orizzonte, aggrappato all’albero maestro, in cerca di minacce, secche, relitti. Si tratta di un lavoro di squadra in cui nessun ruolo è predefinito a priori, il che garantisce una certa varietà, un continuo scambio di mansioni in base alla necessità da fronteggiare.

Anche i rapporti con gli altri equipaggi non sono affatto predeterminati. Si può solcare l’oceano scortati da una nave di qualche altro utente, o si può aprire il fuoco senza alcun pretesto, né motivazione. Le battaglie navali, invero, sono tra le attività più divertenti ed emozionarsi con cui intrattenersi.

Scesi sulla terra ferma, i nemici principali diventano scheletri piuttosto aggressivi che si frapporranno, spesso e volentieri, tra voi e l’agognato tesoro sepolto da qualche parte nell’isola. Anche in questo caso il gioco di squadra paga, visto che il respawn dei nemici è infinito. Le armi a disposizione, al momento, sono solo tre, spada, pistola e fucile, nessuna delle quali garantisce precisione e infallibilità.

In queste fasi, Sea of Thieves mostra il fianco ad una cronica mancanza di profondità nel combat system, ma non è detto che le cose siano destinate a restare così, tanto più che nuovi strumenti e armi potrebbero inspessire questo ambito del gameplay.

Dissotterrato il tesoro, la quest è tutt’altro che completata, visto che bisogna trasferirlo sulla nave, spesso tenendo in considerazione una lunga trafila di malus che il contatto con il forziere impone all’avatar, per poi trasportarlo sino all’isola in cui rivenderlo, tragitto tutt’altro che privo di pericoli, dal momento che le ciurme nemiche potrebbero decidere di sottrarvelo con la violenza.

Sea of Thieves screenshot

Per ingannare il tempo si può anche imbracciare uno strumento musicale e impreziosire le traversate per l’oceano con un’ottima colonna sonora.

Sea of Thieves è un interessantissimo MMO dotato di carattere, ispiratissimo dal punto di vista dell’art design. Ha tuttavia diverse problematiche, speriamo legate esclusivamente alla closed beta: la pochezza di contenuti offerti, l’assenza di una qualsivoglia modalità storia, nonché una ridotta personalizzazione sia in termini estetici, che sul fronte delle statistiche del personaggio e dell’imbarcazione.

Al momento è difficile intuire la direzione intrapresa da Rare, è probabile che non esisterà mai una sovrastruttura ruolistica, ma è innegabile che, dopo l’estasi iniziale, sono venuti a galla tutti i limiti di un titolo che non ha moltissimo da offrire, al di là della navigazione di gruppo, le battaglie navali e la ricerca di tesori da scovare.

Manca un bestiario ad inspessire il PvE, il combat system è fin troppo semplicistico, le tempeste non comportano alcun problema alla navigazione, se non il temporaneo inutilizzo della bussola.

La speranza, insomma, è che Rare abbia voluto darci in pasto un piccolissimo assaggio di ciò che sarà Sea of Thieves, un MMO che da questa closed beta ha mostrato enormi potenzialità, ma anche preoccupanti limiti. L’attesa, per fortuna, non è poi molto lunga.