Non sono propriamente questi gli anni in cui i videogiochi possano dirsi difficili. Sono esperienze narrative spesso complesse ma raramente punitive, vogliono vendere, vogliono essere grandi e vogliono essere giocabili da tutti fino alla fine. Aiutano il giocatore in ogni modo e le poche volte che non lo fanno, fanno notiziaPlayerUnknown’s Battlegrounds ha cambiato radicalmente le carte in tavola puntando sull’avversario più temibile che esista: l’uomo.

Abbiamo sempre creduto che i videogiochi, in certi casi, potessero essere difficilissimi ma PlayerUnknown’s Battlegrounds dimostra come, anche nei casi più folli, siano in realtà sempre stati gentili con noi, perché avere a che fare con la peggior intelligenza artificiale (la più rapida, imprevedibile e mutevole) non è niente in confronto ad avere a che fare con altri esseri umani. Non a caso ogni giocatore, a differenza di quelli di altri sparatutto in multiplayer, è pieno di aneddoti di guerra, storie clamorose di cose che gli sono capitate nel gioco e azioni memorabili in curriculum.

Quante volte capita di imbattersi in un titolo per spiegare il quale non si racconta la storia, ma se ne spiega il funzionamento? PlayerUnknown’s Battlegrounds è uno shooter in prima o terza persona (in ogni partita si può scegliere la visuale) senza nessuna storia né contesto, giocabile solo in multiplayer. Si parte in circa 100 ogni volta, paracadutati assieme su un’isola, sempre la stessa, tutti uguali, tutti disarmati, senza nessun vantaggio (i più esperti al pari dei novellini). Arrivati a terra in quest’isola che pare un luogo bombardato e disabitato della Russia contemporanea, ognuno deve correre nelle molte case o baracche vuote in cerca d’armi, giubbotti antiproiettile, munizioni, medikit e simili, di fatto ci si arma sul momento con quel che si trova e dal primo momento inizia la carneficina. I primi 20-30 giocatori muoiono nei primi 5 minuti. Vince l’ultimo che rimane vivo. Per obbligare i giocatori ad incontrarsi l’area di gioco si riduce ogni tot minuti (un tempo che decresce più si va avanti).

PlayerUnknown's Battlegrounds screenshot

Il fascino della padellata sulla nuca

È il meccanismo di Hunger Games (iniziare e correre verso le armi con un’iniziale massacro) e l’idea base di Battle Royale (romanzo e poi film giapponese) cioè l’obbligo ad eliminarsi a vicenda in tutti i modi possibili, senza ragione apparente. È talmente secco e la sua premessa è così coinvolgente (ogni volta), che PlayerUnknown’s Battlegrounds è uno dei pochi giochi che anche lo spettatore può godersi, perché ogni partita è una storia. Soprattutto è uno dei pochi in cui oltre al vedere è determinante l’ascoltare (la lezione di Alien: Isolation). Sentire i passi, le porte che si aprono e gli spari come il rumore di un motore è l’unica maniera per individuare un nemico dietro di sé o nella stessa costruzione in cui si è. Altrimenti o è nel campo visivo o si è già morti.

PlayerUnknown’s Battlegrounds non ha una storia ma nel complesso qualcosa la racconta lo stesso, la brutalità umana. Questi 100 esseri viventi che in ogni partita si uccidono senza un perché sono un trionfo di stupidità (alle volte) e incredibile furbizia”Non è certo il primo multiplayer ad eliminazione, anzi. Ma è il primo che con la sua dinamica priva di vantaggi, con il suo forte accento sul caso e la fortuna, con la sua mancanza di fronzoli, mette in risalto un elemento che gli altri videogame trascurano o affogano in migliorìe, add on, potenziamenti e armi sempre più sofisticate: l’intelligenza umana. PlayerUnknown’s Battlegrounds è così ripetitivo nel suo gameplay eppure così vasto e pieno di possibilità, così poco fondato sulle armi (solo il raro fucile da cecchino fa realmente la differenza) che obbliga chiunque ad agire d’intelligenza. Ogni partita, anche la più rapida, è tanto uno scontro d’abilità quando uno d’intelligenza.

In tutti i giochi in terza persona moderni gli avversari manovrati dal computer sentono il rumore dell’avversario che si avvicina ma la loro reazione è ripetitiva, facilmente manipolabile e totalmente irreale, in PlayerUnknown’s Battlegrounds un giocatore che ha sentito o visto un altro arrivare può stare appostato in sua attesa per minuti e minuti puntando una porta chiusa in attesa che si apra (e l’altro, di contro, quella porta la può sfondare con il fucile). Oppure può mettersi dentro un cespuglio e stare nascosto in bella vista fino all’ultimo secondo.

PlayerUnknown’s Battlegrounds non ha una storia ma nel complesso qualcosa la racconta lo stesso, la brutalità umana. Questi 100 esseri viventi che in ogni partita si uccidono senza un perché sono un trionfo di stupidità (alle volte) e incredibile furbizia. Ognuno gioca a modo proprio, ognuno ha idee formidabili o fa errori scemi. Non esiste una tecnica che consenta di battere tutti, ognuno ha reazioni diverse. Eppure paradossalmente funziona proprio come i giochi in cui il nemico è un’intelligenza artificiale (perché nel correre per l’isola, nell’avanzare, gli altri li si “incontra”) ma nessuno potrebbe prendere questi personaggi per intelligenze artificiali, si muovono e fanno cose così imprevedibili da creare un senso costante d’ansia. E benché non sia un gioco dell’orrore, sono la paura e l’ansia a spingere il giocatore a rigiocare, è il desiderio di riprovare quella tensione tutta particolare data dall’avere contro l’avversario più temibile possibile.

A testimonianza dell’incredibile bontà di un gioco che ancora non è completo ma disponibile in accesso anticipato (su Steam e in esclusiva console su Xbox One), giocare a PlayerUnknown’s Battlegrounds è una lotta, prima di tutto con il gioco in sé, pieno di glitch e problemi. Si impalla, non si carica bene, ti scollega a sorpresa e ha evidenti ritardi nella definizione della grafica di certe aree, lo stesso ha venduto 20 milioni di copie e fissato il record di giocatori in contemporanea su Steam di sempre. Non si gioca  per la grafica o il frame rate. Lo si fa per misurarsi effettivamente contro gli altri, per sentire la tensione del rischio di morte, per avvertire il brivido della caccia.

PlayerUnknown's Battlegrounds screenshot

Oh cazzo…

Creato da Brendan Greene (vero nome dietro il nick PlayerUnknown) tramite una mod di Arma 3 che poi PUBG Corporation ha preso e trasformato in un gioco a sé, PlayerUnknown’s Battlegrounds è la quintessenza del videogame moderno, come sostiene Vulture, perché si trova all’incrocio delle tendenze più importanti. È un survival game, costruito intorno alle esigenze degli streamers, è un perfetto eSport e costa molto poco (30€) perché monetizza con le microtransazioni. Infine è un gioco-servizio, cioè è pensato per essere giocato a tempo indefinito, non ha una chiusa o un finale, è una guerra perpetua tra intelligenze reali a cui unirsi in ogni momento.