Sulle prime si ha la netta e chiara sensazione di essere stati vittima di un brutto scherzo, di un problema non meglio specificato al Marketplace, di aver scaricato, per errore, il gioco sbagliato. Non può che essere così, deve essere così per forza. Come si spiega, del resto, il clamore, le lodi, il chiacchiericcio che circonda PlayerUnknown’s Battlegrounds, sin dai tempi del suo esordio, su PC, per un prodotto che, avviata la prima partita, sembra sia stato sviluppato da un gruppo di dilettanti alle prime armi?

I problemi, attualmente, su Xbox One ci sono, sono tanti, spesso e volentieri finiscono per influenzare, negativamente beninteso, l’esperienza di gioco. Bug di ogni genere, un frame rate a tratti tragicomico, e partite interrotte senza alcun preavviso sono all’ordine del giorno. A completare il quadro, come se non bastasse, ci si mette anche il comparto grafico ampiamente sotto al par e il sonoro, che si accontenta del minimo indispensabile, praticamente senza alcuna traccia sonora, propinandoci effetti appena sufficienti.

Eppure, inspiegabilmente, tutte queste magagne tecniche, tutte queste problematiche, tutti questi limiti, si sposano alla perfezione con il contesto, con il mood, con il tipo d’esperienza che la creatura di Bluehole vuole e riesce a veicolare.

PlayerUnknown's Battlegrounds screenshot

Non mancano naturalmente mezzi, come moto e jeep, con cui attraversare più velocemente la gigantesca mappa. Attenzione però, perché il rumore del motore attirerà inevitabilmente l’attenzione.

Non è il primo gioco che potrebbe farcela, sopratutto grazie a qualche sbavatura. Goat Simulator vi dice qualcosa? Anche lo strambo sandbox di Coffee Stain Studios ottenne fama e successo puntando tutto su un concept semplicemente folle, includendo e annettendo i glitch a parte integrante del gameplay.

Non è proprio così per PlayerUnknown’s Battlegrounds, come ben testimonia la versione per PC, relativamente avanti secoli, rispetto a quella sbarcata da pochissimo sulla console domestica di Microsoft tramite Game Preview. Eppure, ci sono evidenti affinità con l’idea, la filosofia, il DNA del titolo che vi vede vestire i panni di una capra in cerca di guai.

Riprendersi dal trauma iniziale è solo la seconda tappa verso l’inevitabile dipendenza, un tunnel che vi spingerà a sacrificare ore di sonno, a dare un taglio netto a qualsiasi rapporto sociale, persino a mettere in discussione tutti gli impegni lavorativi presi. PlayerUnknown’s Battlegrounds è pericoloso, proprio perché si insinua nella mente dell’utente in punta di piedi, senza darlo troppo a vedere, mordicchiando lentamente le sinapsi come un tarlo che, boccone dopo boccone, finisce per mangiarsi tutto il cervello.“Che si vinca o che si perda, si esce arricchiti e divertiti dalla partita, pur in assenza di punti esperienza, livelli da raggiungere, ricompense da ostentare con orgoglio.”

La prima partita è poco più che un’allegra scampagnata, un disorientante e alienante tour non guidato della gigantesca isola in cui cento eroi si sfidano per decretare chi sia il migliore. A vincere il deathmatch senza respawn, questa è la caratteristica che più di altre concorre a creare il clima di perenne tensione (e quindi divertimento) che si respira ad ogni partita, non è per forza il più bravo con il pad. Solitamente è il più scaltro, quello che sa sfruttare a suo vantaggio l’ambientazione e che sa gestire al meglio le regole del gioco.

PlayerUnknown’s Battlegrounds si ispira, nemmeno troppo velatamente, a Battle Royale, romanzo distopico di Koushun Takami, in cui un gruppo di giovani ragazzi, condotti in una città fittizia, sono costretti a uccidersi a vicenda, stando ben attenti a non accedere in zone vietate, azione che attiverà la carica di dinamite attaccata al collo di ciascuno.

L’idea, praticamente ereditata di sana pianta, è la meccanica di gameplay che dona brio ad ogni match, costringendo i videogiocatori a confluire, progressivamente e assecondando lo scandire del timer, in una zona concentrica della mappa di dimensioni sempre più ridotte.

Paracadutati in una sezione qualsiasi dell’ambientazione, totalmente disarmati, la priorità sarà quella di recuperare armi ed equipaggiamento. È questa l’ennesima idea geniale del gioco: non ci sono perk, loadout, classi. Tutto è molto democratico sotto il profilo della progressione che, di fatto, non esiste. Laddove altri sparatutto incatenano il videogiocatore allo schermo, promettendogli ricompense ad ogni nuovo livello raggiunto, PlayerUnknown’s Battlegrounds si accontenta di garantire del sano ed immediato divertimento, scandito unicamente dall’esperienza, personale, che si accumulerà game over dopo game over.

La prima partita, dicevamo, è poco più che una scampagnata. Orientarsi è difficile, capire quali siano i posti migliori in cui reperire l’equipaggiamento è impossibile, persino la gestione dell’inventario è tutt’altro che agevolata da riferimenti e didascalie chiare.

Si procede a tentoni, per tentativi, traendo immense soddisfazioni nel completare correttamente un’operazione qualsiasi, come può esserlo persino lo scoprire come attivare il mirino. Il gioco, infatti, ci mette del suo, tra menù poco chiari ed un control scheme inutilmente ingarbugliato.

PlayerUnknown's Battlegrounds screenshot

Un buon equipaggiamento può fare la differenza, ma buttarsi a capofitto nella mischia non vi servirà comunque a nulla, se non a rimediare un prematuro game over. Per avere successo bisogna muoversi con circospezione e cautela.

Non ci si ferma nemmeno di fronte a questo, non quando, dopo i primi inevitabili insuccessi, si impara a sopravvivere, carpendo e facendo proprio un gunplay estremamente realistico. Per quanto il frame rate di metta del suo, rendendo difficoltoso il prendere la mira nelle situazioni più concitate, per quanto non ci sia affatto la raffinatezza del motore fisico di un ARMA qualsiasi, ci si accorge in fretta che PlayerUnknown’s Battlegrounds, a discapito delle apparenze, assomiglia molto più ad un Battlefield che non a Call of Duty.

Trovate le prime armi, viaggiando verso la safe zone entro il tempo limite, incapperete inevitabilmente in qualche utente ostile. Morire per un proiettile vagante, mentre si corre a perdifiato in un campo privo di ripari, così come entrare in una casa già occupata e ritrovarsi tra le mani una granata di benvenuto è all’ordine del giorno, eventualità con cui si impara subito a farci il callo. Tuttavia, individuato il nemico, soprattutto quando si gioca in squadre di quattro, l’approccio tattico e strategico diventa fondamentale, considerando che la salute non si recupera se non sacrificando preziosi medikit.

La penuria di proiettili, l’assenza di un radar che segnali la presenza dei nemici, la mobilità limitata dei personaggi, che non sfoderano alcuna capacità sovrumana, sono tutte caratteristiche che rendono ogni scontro a fuoco estremamente coinvolgente, adrenalinico, carico di tensione. Ogni momento è buono per morire e per questo tutte le decisioni vanno prese considerando un numero incredibile di variabili. Collegati a Xbox Live, con un gruppo di fidati amici, abbiamo imbastito accerchiamenti, fiancheggiamenti, ritirate strategiche, tutte tattiche vanificate, tra le risate dei partecipanti, dall’errore di un membro del gruppo, quando non da un glitch palesatosi nel momento meno opportuno, eventualità fortunatamente accaduta solo in un paio di occasioni.

PlayerUnknown's Battlegrounds screenshot

Gli scontri a fuoco, salvo rari casi, non si risolvono quasi mai in pochi secondi. Soprattutto quando gruppi avversi si individuano dalla distanza, spesso ci si ritrova invischiati in logoranti battaglie di quartiere in cui si procede con estrema lentezza.

Che si vinca o che si perda, si esce arricchiti e divertiti dalla partita, pur in assenza di punti esperienza, livelli da raggiungere, ricompense da ostentare con orgoglio. La democraticità su cui poggia PlayerUnknown’s Battlegrounds è la più grande ricchezza del gioco stesso, il fulcro su cui si basano utenti vecchi e nuovi, tutti (quasi) con le stesse opportunità di trionfare o di perdere rovinosamente.

Bug, una grafica a tratti oscena, controlli tutt’altro che perfetti. Non c’è difetto che tenga, che impedisca al divertimento di sgorgare copiosamente ad ogni partita, dopo ogni morte annunciata, in seguito all’agognata e sudatissima uccisione. Emozionante quando si sfidano da soli gli altri novantanove partecipanti alla carneficina, è pura droga in team da quattro, dove si inspessisce ulteriormente la componente tattica del gunplay.

Questa versione per Xbox One funziona già così. Eppure, non potrà che migliorare nei prossimi mesi, soprattutto dal punto di vista tecnico, quando cesserà di essere in Game Preview, diventerà disponibile per tutti gli utenti e, si spera, eliminerà buona parte dei bug, quantomeno quelli più compromettenti sotto il profilo ludico.