The Last Guardian è già nei negozi da una settimana ormai, giornalisti ed appassionati si sono spesi in parole poetiche a fiumi per descriverlo. E qualcuno ha anche criticato i suoi difetti. Noi, lo ammettiamo, ci sentiamo umilmente in difficoltà. Con gli occhi lucidi, il cuore che ancora batte accelerato e le mani indolenzite per aver stretto troppo forte il pad in quelle ultime magiche fasi del titolo, ci sentiamo seriamente in difficoltà nel giudicare un titolo. Come possiamo permetterci di indossare l’abito del critico e fare le pulci ad un prodotto così emozionante? Come si giudica un prodotto di intrattenimento che ti ha fatto sinceramente commuovere?

the last guardian screenshot

Trico vi aiuterà in molti modi diversi, alcuni anche piuttosto creativi…

Il nostro è un mestiere bizzarro. Sei qui, seduto ad una scrivania, spesso col pad ancora caldo appoggiato lì vicino, pronto a criticare il gioco che hai appena terminato. La maggior parte delle volte si tratta di un seguito, il nuovo capitolo di una saga tripla A, che probabilmente conosci a menadito, commerciale, dai valori produttivi elevatissimi. È facile parlare di questi prodotti, hanno tanti pregi, qualche dettaglio che avrebbero potuto migliorare, un comparto tecnico avanzato da analizzare nel dettaglio, un numero di ore che identifica grosso modo la longevità e si porta a casa la pagnotta. Ma a volte, ti imbatti in giochi come The Last Guardian. Prodotti della visione di un singolo, che vogliono raccontare qualcosa di diverso, toccare delle corde più profonde. Lo finisci, hai le lacrime agli occhi (non ci stancheremo di ripeterlo all’infinito, perdonateci) e il tuo lato emozionale fa a pugni con quello più razionale. Insomma, non puoi gridare in faccia a tutti di correre in negozio a comprare The Last Guardian a scatola chiusa, devi avvisare il tuo pubblico che la telecamera sa essere molto irritante. Che ci sono delle texture in bassa risoluzione, che il frame rate è più spesso prossimo ai 20 FPS che non hai normali 30 FPS.

Ma ci interessa davvero di queste cose? Alla fine perché giochiamo? Per intrattenerci, per vivere delle emozioni, se possibile per sperimentare qualcosa di unico. Se condividete questo pensiero, allora non avete bisogno di leggere altro, andate dal vostro negoziante di fiducia e comprate la vostra copia di questa magica esclusiva Playstation 4.

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Veder crescere il rapporto di amicizia e fiducia tra il giovane e Trico è semplicemente emozionante

Alcuni di voi si staranno giustamente chiedendo che diamine è questo The Last Guardian. Si tratta del terzo lavoro del game designer Fumito Ueda, figura di spicco dello sviluppo giapponese per aver dato i natali a ICO e Shadow of the Colossus, due videogiochi che non hanno fatto faville nei negozi, ma che hanno lasciato un segno indelebile nell’industria per la loro potenza evocativa e per le idee innovative portate al mondo videoludico.

“Alla fine perché giochiamo? Per intrattenerci, per vivere delle emozioni, se possibile per sperimentare qualcosa di unico.”

La sua ultima opera, dopo uno sviluppo incredibilmente travagliato e confuso, esce miracolosamente dal tunnel e diventa realtà, rappresentando per certi versi la summa dell’opera di Ueda. ICO raccontava l’incontro tra due sconosciuti, che non parlano nemmeno la stessa lingua. Eppure imparano a comunicare tra loro e a fidarsi l’uno dell’altra, per superare infinite avversità. Shadow of the Colossus è invece una drammatica ed epica avventura giocata nei panni di un guerriero che tenta disperatamente di salvare la sua amata. Per farlo darà la caccia a creature mitologiche immense, semi-dei che dovrà sconfiggere in spettacolari battaglie a dir poco fuori scala.

The Last Guardian vi mette nei panni di un ragazzo, abbandonato in un luogo misterioso dove si risveglia coperto di tatuaggi. Non è solo, però. Lì di fianco c’è un’enorme creatura assopita. Si chiama Trico ed assomiglia ad un grosso grifone. Le leggende del villaggio da dove viene il ragazzo lo descrivono come una creatura crudele che mangia gli uomini. Eppure per qualche motivo il nostro giovane eroe non ne è spaventato e decide di aiutarlo, curandone alla bene e meglio le ferite e liberandolo dalla catena che lo teneva imprigionato. I due capiscono che insieme possono riuscire a fuggire da questo luogo misterioso e fatiscente. È il primo passo di un lungo viaggio verso la libertà a l’inizio di un’amicizia unica.

Questo è fondamentalmente The Last Guardian. Vi ritroverete in una successione di aree di gioco dove sostanzialmente dovrete risolvere dei puzzle più o meno semplici, quasi sempre che comporteranno la collaborazione tra il ragazzo e la creatura. Trico non parla, ma ha una sua intelligenza che ne gestisce azioni e reazioni. Presto imparerà a rispondere coerentemente ai gesti del protagonista, e proprio come quando diciamo al nostro cane “seduto”, lui non agirà come un robot, preciso e impeccabile. Dovrà prima capire cosa vorrete, magari farà anche qualche tentativo a vuoto. Sarà tutto un processo di apprendimento, suo ma anche vostro, che dovrete imparare come meglio farvi capire. Il gameplay si svilupperà attraverso fasi platform, esplorazioni di spettacolari e spesso immensi livelli e scambi tra voi e Trico, che nel tempo diverrà un fedelissimo amico. Sarà anche l’unico in grado di sconfiggere i nemici del gioco, delle guardie armate magiche.

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Il comparto tecnico mostra diversi cedimenti. Ma l’impatto estetico è memorabile. Semplicemente non c’è nient’altro di lontanamente paragonabile a The Last Guardian

L’impronta personale di Fumito Ueda non è data solo dall’esperienza ludica, assolutamente originale, unica e emozionante, ma anche dall’estetica.

The Last Guardian è un dei giochi più belli da vedere di questa generazione”

Si può dibattere all’infinito sulle vicissitudini dello sviluppo e di come abbiano intaccato la riuscita tecnica del titolo. Svariate texture in bassa risoluzione ma soprattutto i cali del frame rate, anche vistosi, ne sono le evidenti cicatrici. Eppure, a nostro parere, The Last Guardian è un dei giochi più belli da vedere di questa generazione. Lo è grazie alla sua direzione artistica ispirata e originale. E grazie ad un uso del tutto peculiare dell’elaborato motore fisico che muove oggetti e personaggi nel mondo di gioco. Le animazioni del protagonista e di Trico rispondono in modo incredibilmente realistico ad ogni sollecitazione, creando interazioni estremamente efficaci. Non finirete mai di salvare screenshot del gioco, vedrete, ma è in movimento che impressiona maggiormente, con le sue infinite sfumature, il manto piumato della creatura che si agita ad ogni movimento, la polvere sollevata smossa dal suo peso, gli abiti del ragazzo che si sventolano nell’aria. E poi c’è la colonna sonora. Un’insieme poetico e meraviglioso di note che la innalzano tra le più accattivanti degli ultimi anni. Sentite qui che roba:

 

 

Se non si fosse capito, The Last Guardian ci è piaciuto moltissimo. Tocca le corde giuste e i difetti, che ci sono e sono molto evidenti, non riescono minimamente ad intaccare il gradimento di un titolo così unico ed emozionante. È uno di quei giochi che quando finisci sai che ti rimarrà impresso per sempre. Appoggiato il pad fai fatica a pensare di voler cominciare qualcos’altro, tutto il resto sembra scialbo e superficiale. Capite quindi la nostra difficoltà nel dover incastrare tutto questo in un numero a fondo articolo. Quella cifra corrisponde al segno che Fumito Ueda è riuscito a lasciarci dentro. Il valore assoluto di un gioco di questo calibro non sappiamo come quantificarlo, è un’opera troppo personale ed intima. Questo però ci sentiamo di dirvelo, fatevi un bel regalo questo natale, compratevi The Last Guardian e dedicategli tutto il tempo che vi richiederà.

Voto: 9
Tipologia di gioco

The Last Guardian è un’avventura unica, incredibilmente evocativa. Racconta una storia splendida di amicizia e della fiducia cieca che si sviluppa tra un ragazzo ed una gigantesca creatura chiama Trico.

Come è stato giocato

Abbiamo acquistato una copia del titolo e completata l’intera avventura in poco meno di 15 ore. Consumato qualche fazzoletto per asciugare le lacrime una volta giunti ai titoli di coda e ricominciato subito da capo per terminarlo battendo il record di 5 ore!