Cosa rende indimenticabile un videogioco? Difficile trovare una risposta univoca, ma siamo pronti a scommettere che in molti nominereste anche la musica. Per i limiti tecnici dei primi hardware, quelle poche note emesse dai sintetizzatori implementati negli arcade e nelle console anni ’80 erano l’unico elemento sonoro che poteva accompagnare le nostre partite. Gli effetti audio erano infatti limitati a pochi bip e altri rumoretti. Nell’epoca NES e SNES esperienze narrative ed epiche non potevano contare su dialoghi parlati, arrivati tempo dopo, ma al contempo polifonia ed emulatori di strumenti orchestrali cominciavano a produrre risultati decisamente orecchiabili, dando moltissimo spazio ai compositori, ancora una volta insigniti del ruolo di unici accompagnatori delle immagini a schermo. Quelle note per molti di noi si sono stampate a fuoco nel cuore e la saga di Final Fantasy è l’esempio più lampante di ciò. A testimoniarlo ci sono le quasi 3 mila persone giunte da tutta Italia al Linear Ciak di Milano, dove venerdì scorso si è tenuta la prima italiana di Distant Worlds: music from Final Fantasy (sito ufficiale). Un concerto di due ore interamente dedicato alla musica della serie Square Enix, in tour per tutto il mondo da tempo e che proprio quest’anno festeggia il decimo anno di attività.

 

 

Ebbene sì, ci sono voluti dieci anni perché finalmente si trovasse un posto per questo evento meraviglioso anche da noi, ma magari le lamentele le lasciamo per la fine. Intanto vogliamo provare a farvi sentire la magia che abbiamo potuto toccare con mano. Seduti in un teatro e sentire dal vivo l’arpista che pizzica le note del preludio di Final Fantasy fa già venire la pelle d’oca. Poi entra il coro e gli occhi diventano lucidi. L’atmosfera si scalda, il pubblico non è certamente quello silenzioso e posato della Scala, siamo tutti fan emozionantissimi nel poter godere di questo evento così unico e nostalgico. La scaletta, ci racconta il direttore d’orchestra nonché tra i principali promotori di questa iniziativa, Arnie Roth, viaggerà nella storia della serie ma verrà dato ampio spazio a Final Fantasy VII. Ovviamente il pubblico gradisce.

 

 

E così tra un Liberi Fatali (Final Fantasy VIII), una Roses of May (Final Fantasy IX), e To Zanarkand (Final Fantasy X), l’orchestra ci delizia con alcune rarità come Cosmo Canyon ed il Main Theme tratti del settimo capitolo, appena inseriti nell’affollata scaletta. Un’altra primizia è Balamb Garden (Final Fantasy VIII) che Roth e colleghi hanno dovuto trascrivere a orecchio, le partiture sembrano sparite nel nulla! Grazie per lo sforzo, è stato bellissimo risentire quelle note. L’opera di Nobuo Uematsu è chiaramente regina incontrastata per tutta la sera, ma c’è spazio anche per i bravi compositori che l’hanno succeduto nella storia di Final Fantasy. L’orchestra esegue così alcuni brani dei due capitoli online, undicesimo e quattordicesimo, e l’elegante battle theme di Final Fantasy XIII. E non poteva mancare un pezzo della colonna sonora di Final Fantasy XV, nello specifico Apocalypsis Noctis.

 

 

Due medley arricchiscono la scaletta, uno dedicato ai Chocobo, delizioso, e un altro comprendente svariati battle theme della saga, unico excursus tra i primi capitoli. Una chicca indimenticabile è un brano meno conosciuto ma assolutamente spettacolare di Final Fantasy VII, Jenova Complete. Ed il tutto non poteva che chiudersi con l’obbligatorio bis, One Winged Angel, che ci ha visti coristi improvvisati nell’urlare a tutta voce Sephiroth a tempo con l’orchestra.

Usciamo dall’affollato tendone soddisfatti e pieni di emozioni, ma c’è anche un retrogusto amaro in bocca. Non conosciamo le motivazioni, ma è triste riscontrare di come uno spettacolo di questo livello abbia faticato tanto per varcare i confini del nostro paese. Non è solo un prodotto di qualità, ma anche di grande successo commerciale, visto che fa sold out praticamente da sempre e in quasi ogni sua tappa. E l’Italia non è stata un’eccezione, i biglietti si erano esauriti poco dopo la messa in vendita. Non ci voleva un gran coraggio a portare la produzione anche da noi, considerato il rientro economico praticamente certo. Eppure la chiusura nostrana verso un tale prodotto si è dovuta manifestare anche in questa occasione. E un’altra testimonianza di ciò è la location scelta. Con tutto il rispetto per il Linear Ciak, ma è senza dubbio tra i peggiori teatri di queste dimensioni per ascoltare un concerto orchestrale. Acustica di bassa qualità ed un palco che non basta ad ospitare i musicisti. Già, il povero coro nelle retrovie non solo non era disposto su un palco rialzato, ma era infossato sotto lo schermo dedicato alle proiezioni. Questa scarsa attenzione per dettagli tutt’altro che secondari fa ancora più male se pensiamo che l’orchestra è italiana. Un ensemble di giovani toscani molto preparati, scelti per l’intera tournée europea. Ennesima dimostrazione di come il nostro paese sia assolutamente in grado di competere ad armi pari anche nell’arte peccato sia l’Italia stessa a crederci meno di tutti gli altri.

 

 

Chiudiamo l’angolo delle lamentele per avviarci alla chiusura della nostra testimonianza con una considerazione. Difficile non notare la differenza tra Nobuo Uematsu ed i bravissimi compositori che l’hanno sostituito. Il suo estro creativo e quel pizzico di follia (senza dimenticare la passione per la musica progressive che traspare da moltissimi suoi brani) rendono la sua opera unica ed inimitabile. Lo score che Masashi Hamauzu ha scritto per Final Fantasy XIII ad esempio è di indiscutibile qualità. Temi eleganti ed arrangiati con grande abilità, orecchiabili e belli, perfetti nei loro ruoli. Eppure quando affianchi Blinded by Light a Those who Fight di Final Fantasy VII ti rendi conto di un abisso difficile da descrivere che però rende la colonna sonora dei primi dieci capitoli della serie delle perle indimenticabili ed irripetibili. C’è stata solo una nota stonata in una serata meravigliosa. Mentre l’orchestra suona il main theme di Final Fantasy per salutarci, sullo schermo scorrono i credits. Tra i riconoscimenti c’è un vuoto che urla a gran voce, Hironobu Sakaguchi, creatore stesso della serie. Possibile che Square Enix se ne sia dimenticata? O l’ha omesso perché ancora scottata dalla loro separazione? Non lo sapremo mai.