L’imponente Meridiana, che si erge quasi al centro esatto della gigantesca mappa del gioco; gli occhi speranzosi dell’inaffondabile Aloy, eroina che solo in corso d’opera accetta il ruolo affidatole; il sole che risplende e si riflette sulla rigogliosa vegetazione, sui limpidi corsi d’acqua, sugli imponenti canyon, non sono altro che elementi di disturbo, specchietti per le allodole, efficacissimi placebo che nascondo una disarmante e incontrovertibile verità: Horizon Zero Dawn è un gioco profondamente pessimista, che offre una visione assolutamente disincantata del nostro probabile futuro e che, con un efficacissimo gioco di scatole cinesi, non fa altro che scrivere, riscrivere e ricalcare distopie tragiche, drammi laceranti, malinconiche epopee senza lieto fine.

Guerrilla Games, già autrice di una saga con pochi vincitori e molti vinti, quel Killzone che ci ha mostrato un’umanità incapace di andare d’accordo con sé stessa, inaugurando questa IP non si è discostata più di tanto da questo tema portante. Ha semmai rimpicciolito, il campo d’indagine: non una guerra interplanetaria, tra vecchi coloni e colonizzatori mutanti, quanto l’inevitabile disfatta di una specie incapace di salvaguardare il suo bene più prezioso, il pianeta su cui vive e da cui dipende interamente.

Non è la prima volta che un videogioco affronta una questione già ampiamente esplorata al cinema o in letteratura. Laddove i vari Fallout ci hanno sempre mostrato una Terra deturpata e irrimediabilmente sfigurata dall’utilizzo massiccio di ordigni nucleari, similmente a quanto visto nel bellissimo Enslaved: Odyssey to the West, gli sviluppatori olandesi hanno preferito immergere l’avventura di Aloy in un nuovo Eden, in un habitat dove la natura ha ripreso il controllo della superficie, fagocitando e riciclando le vecchie metropoli inquinanti.

Horizon Zero Dawn screenshot

In tutto questo pessimismo, la Dottoressa Sobek sembra l’unico vero personaggio positivo di tutta l’avventura. Arriverà persino a sacrificare la sua vita per assicurare un futuro al pianeta.

Lo stato quasi primitivo, in cui riversano i Nora e le altre tribù che abitano in una porzione ignota degli odierni Stati Uniti D’America, sulle prime, sembra l’inevitabile prezzo da pagare per un nuovo inizio, per un reboot, per un fortunoso e irripetibile azzeramento concessoci in via del tutto straordinaria.

Sembra l’incipit della più classica delle avventure che ci porterà, nuovamente, a salvare il mondo da una minaccia che rischia di mandare all’aria quanto di buono regalato a questa giovane umanità, ma non è affatto così. Non che manchi un nemico da sconfiggere. Anzi: è proprio analizzando questo aspetto che si inizia a sospettare che ci sia qualcosa di estremamente sinistro nell’universo immaginifico creato ad arte da Guerrilla Games.

Sì, perché se il villain per eccellenza è senza alcun dubbio Ade, l’elenco di antagonisti da combattere non va certo assottigliandosi con il progredire della trama. Tutt’altro. Dopo aver scoperto un paio di doppiogiochisti, ancora ignari di chi o cosa sia il Progetto Zero Dawn, si inizia a sospettare di chiunque, certi che chi ha riattivato l’intelligenza artificiale, che sta progressivamente rendendo più aggressive le macchine, sia proprio un’insospettabile, un alleato fidatissimo, lo stesso Re Sole di Meridiana, magari.

Chi ha completato il gioco sa benissimo come va a finire. Il criptico Sylens, su cui aleggiava più di un dubbio a dire il vero, chiude e insieme inaugura un nuovo filone narrativo, che probabilmente verrà esplorato in un DLC o nel sequel, richiamando a sé la matrice dell’intelligenza artificiale appena sconfitta da Aloy, affermando che ci sia ancora molto da fare, soprattutto considerando i futuri piani dei “Padroni”, oscure figure che, a quanto pare, reggerebbero tutti i fili della vicenda e avrebbero incentivato e causato il conflitto iniziale tra Gaia, preposta alla ricostruzione della biosfera della Terra, e Ade appunto, programma di controllo che, solo nell’eventualità di qualche errore, avrebbe dovuto resettare il pianeta.

Fan e appassionati non hanno ovviamente perso tempo a formulare le ipotesi più disparate nel tentativo di identificare chi siano i Padroni, i Masters che hanno guidato l’operato di Ade. Tra le tante, ce n’è una che potrebbe avvicinarsi alla realtà, che tiene conto anche dei tanti documenti e registrazioni di cui Aloy entra in possesso esplorando la mappa.

Alcuni registri, difatti, parlano, seppur in maniera poco chiara, di un hackeraggio di alcuni satelliti tramite segnali esterni, sconosciuti, alieni. Sebbene la prospettiva di forme di vita extraterrestri, interessate ad appropriarsi della Terra per sfruttarne le risorse, sin dai tempi di Independence Day resti sempre accreditata e accreditabile, c’è un’ipotesi ben più affascinante, in linea con lo spirito e il messaggio nascosto tra le righe della trama.

Secondo alcuni, difatti, il sabotaggio di Gaia sarebbe opera dei membri dell’Odyssey, vascello spaziale diretto verso mondi extrasolari così da garantire la prosecuzione della nostra specie nonostante l’ormai inevitabile distruzione del pianeta, sopravvissuti, in qualche modo, nonostante la stessa Dottoressa Elisabet Sobek, durante un meeting con gli altri Alfa del Progetto Zero Dawn, ne comunicò ufficialmente il fallimento.

Horizon Zero Dawn screenshot

Che Horizon Zero Dawn sia un’opera complessa lo si capisce anche dalle scelte compiute dallo stesso Faro per fare ammenda dei suoi errori. La distruzione di Apollo, l’I.A. che avrebbe dovuto istruire la nuova umanità, per alcuni potrebbe anche non essere il gesto di un folle o di un disperato.

Le ragioni che avrebbero spinto questi millenari pionieri ad un simile gesto, un’estinzione su larga scala di fatto, sono ovviamente sconosciuti, anche se si può immaginare che i coloni dell’Odyssey, per sopravvivere così a lungo in orbita, abbiano sviluppato caratteristiche genetiche e biologiche incompatibili con quelle impostate da Gaia nella ricostruzione della Terra, motivo che li avrebbe spinti ad affidarsi ad Ade per distruggere la biosfera e ricostruirla secondo le loro direttive. Ipotesi tutto sommato credibile, coerente e affascinante e che, oltre a creare curiosi rimandi con lo stesso Killzone, traccia una linea di congiunzione tra l’originaria apocalisse, perpetrata dai robot di Faro, e quella, solo eventuale al momento, che sta per abbattersi nuovamente.

Non è l’unica stortura, quanto la punta di un iceberg che fa assomigliare Horizon Zero Dawn ad una struggente distopia nella distopia, un genocidio che non conosce giurisdizione di spazio, né di tempo. Il presente in cui vive Aloy, difatti, è solo un minuscolo e lieto spaccato di un mondo ben più ampio che, a quanto pare, verte in condizioni disperate, più simili a quelle viste in un qualsiasi Fallout per l’appunto, in cui al posto di foreste rigogliose e laghi in cui concedersi un bagno rigenerante, ci sono immense lande di terra radioattiva, ininterrottamente bagnate da piogge acide. I feriti che riprendono fiato, o attendono inermi una morte dolorosa presso Tramonto, così come altri documenti recuperati da Aloy sul campo, riferiscono una situazione, al di là dell’area di gioco, ben peggiore, scoraggiante e forse immutabile, ora che Gaia sembra persa per sempre.

Senza nemmeno tirare in ballo le aberrazioni perpetrate dal Re Sole folle, Jiran, o lo stile di vita adottato dai Carja delle Ombre, anche le testimonianze allegate alle statuette Banuk parlano di una società tribale violenta, assetata di potere, irrazionalmente arroccata su tabù e leggi sociali che indeboliscono una civiltà che dovrebbe combattere, compatta, il nemico comune, le macchine che diventano sempre più aggressive e spietate.

Nemmeno guardando al passato, tuttavia, c’è un barlume di speranza. Al di là dell’ennesima conferma che la nostra specie sia incapace di separare il progresso tecnologico dall’insensata corsa agli armamenti, i robot di Faro sono appunto unità da combattimento auto-rigeneranti, dirette evoluzioni di automi inizialmente progettati per ben altro, le testimonianze strazianti si sprecano.

L’esempio più toccante, e insieme significativo, ce lo offre Bashar Mati con le sue registrazioni conservate negli Osservatori. Il suo dramma è individuale e insieme universale, una tragedia romantica che si consuma nell’arco di una vita che sembra constantemente sul punto di riscattarsi, ma che puntualmente naufraga di fronte ad un evento catastrofico sempre più grande e insormontabile. Studente promettente, piomba nel tunnel della droga in seguito alla morte del padre. Brillante ingegnere alle prese con i primi successi della sua carriera, ricade nel vecchio vizio non appena perde la madre. Reinserito, a forza, in società, progetta il suicidio non appena scoperta l’inarrestabile distruzione della Terra per opera dei robot di Faro. L’autodistruzione del singolo come metafora e sineddoche di quella di un’intera specie.

Horizon Zero Dawn screenshot

La stessa Aloy, similmente a Sylens, sulle prime sembra poco interessata alla salvezza della sua tribù e molto incline a scoprire le sue origini. Solo con il tempo accetterà il suo ruolo di eroina e protettrice.

Horizon Zero Dawn è un titolo struggente, commovente, malinconico, pessimista. Nonostante una protagonista forte, fisicamente ed emotivamente, nonostante il sacrificio della Dottoressa Sobek, nonostante l’impressione di trovarsi di fronte ad una seconda occasione per l’uomo, l’avventura non fa altro che impensierire l’utente con cattivi presagi, sinistre realtà, inevitabili catastrofi.

Più che in Killzone, dove l’art design veicolava e supportava sin da subito il tono previsto dagli sceneggiatori, Horizon Zero Dawn, con i suoi colori sgargianti e il suo habitat vergine, è un’epopea disorientante e, proprio per questo, tanto più disarmante e amara. Da questo punto di vista, come biasimare l’opportunista Sylens, forse l’unico che ha una visione globale di passato e presente, attratto più dalla conoscenza, e dal patteggiamento di una condizione migliore con misteriosi “padroni”, piuttosto che alla salvezza e sopravvivenza di una specie che ha già dimostrato, e che dimostra quotidianamente, di non meritare un posto nell’universo?