I titoli appartenenti ad un certo genere si somigliano, le innovazioni che funzionano di più vengono passate di gameplay in gameplay, arricchite, migliorate, imitate e in questo modo raffinate. La modalità stealth è uguale quasi per tutti, il modo di interagire con una versione “aumentata” del mondo intorno a noi, per vedere i nemici o le loro azioni, la visualizzazione del momento in cui si spara, i controlli e via dicendo. Tuttavia ogni videogame, almeno tra i migliori, ha sempre una piccola sacca di elementi originali a distinguerlo dalla concorrenza, copia tutto quello che considera “la base” e ci costruisce sopra una parte unica. Per questo stupisce quanto degli elementi unici e originali di The Legend of Zelda: Breath of the Wild e di Horizon Zero Dawn non siano per niente unici e originali, ma in comune tra i due.

Nonostante il gioco per PlayStation 4 di Guerrilla Games sia uscito prima di quello per Nintendo Switch, si può dire che la lavorazione dei due è sostanzialmente andata avanti in parallelo. Nessuno dei due può dirsi davvero successivo all’altro. E che due giochi concorrenti e per molti versi diversi (almeno sulla carta) siano così simili fa davvero impressione. Fa quasi pensare a qualcosa di più di una coincidenza.

Innanzitutto i due hanno in comune la caratteristica più forte di tutte: unire tecnologico e primitivo. Mentre Horizon Zero Dawn calca moltissimo la mano sulla trovata, mettendo effettivamente una donna di un’era primitiva in lotta con macchine robot per tutto il tempo, The Legend of Zelda: Breath of the Wild lo fa in maniera più soft ma non meno evidente. I robot sono solo una parte dei nemici da sconfiggere a Hyrule, tuttavia la tecnologia è fondamentale. Nonostante non sia mai definita tale, quella che impugna Link e che è animata dalla “magia”, è a tutti gli effetti tecnologia, è un tablet multifunzione che gli consente di avere un vantaggio non indifferente in battaglia e nel corso dell’avventura. È la stessa funzione che per Aloy svolge il Focus attaccato al suo orecchio: più informazioni, che la rendono più abile degli altri. Come Link interagisce con i luoghi tramite la sua tavoletta, così Aloy vede più di quel che vedono gli altri con il Focus. Entrambi sono elementi che si recuperano all’inizio senza i quali non sì può giocare.

Ancora più nel profondo le macchine nemiche di Horizon Zero Dawn sono artefatti di un’era precedente (ma più avanzata tecnologicamente), letteralmente seppellite e poi rinvenute da qualcuno che le ha messe al servizio di scopi malvagi. Stessa cosa avviene nella storia di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, le macchine erano usate per un certo fine in ere precedenti e sono state rinvenute dalla Terra, dissotterrate da qualcuno e messe a cattivo uso. Addirittura alcune delle macchine pietrificate formano elementi del panorama identici in entrambi i giochi.

Somiglianze, dicevamo

La memoria poi è fondamentale sia nell’uno che nell’altro. C’è un eroe (o eroina) “nato” da una montagna che non sa niente di sé e di un passato che deve ricostruire (questo per fortuna in modi diversi). La maniera in cui la trama all’avanzare del gioco è di fatto una ricostruzione di ciò che è accaduto nel passato è identica.

“la maniera in cui i due giochi si somigliano, a fronte di gameplay che suonano molto diversi al tocco, rimane tra le più impressionanti in assoluto”

In The Legend of Zelda: Breath of the Wild le mappe possono essere sbloccate arrampicandosi su una torre che “regola” una certa area. Salendo in cima e attaccando il tablet l’area di quella torre diventa visibile. In Horizon Zero Dawn alcuni robot non ostili fanno da torre, vanno scalati e “hackerati” e allora si ottengono tutte le informazioni sulla zona.
Senza contare poi che il sistema di beni e rifornimenti è molto simile in entrambi (ma non sono gli unici giochi ad avvalersene), che le pozioni e i miglioramenti si ottengono a partire dalla raccolta di elementi sul cammino e che, per la prima volta in Zelda, gli animali vanno ammansiti per essere “domati” esattamente come in Horizon, cioè avvicinandosi furtivamente e poi sorprendendoli con una mossa secca.

Ovviamente missioni primarie e secondarie esistono come in ogni altro open world, come del resto esistono abiti per fare meno rumore o avere meno danni (ma questi la serie Nintendo in un certo senso li ha sempre avuti). Tuttavia i due giochi hanno in comune anche la maniera in cui il rumore influisce nella modalità stealth, entrambi mescolano allo stesso modo caratteristiche nate in altri giochi, cioè il rilevatore di “rumore” emesso (The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha un oscilloscopio, Horizon Zero Dawn dei segni grafici) e il modo in cui i nemici prima sono attratti, poi incuriositi e poi in caso scoprono la minaccia.

Certo The Legend of Zelda: Breath of the Wild punta tutto su una squadra e in particolare su una coppia (Zelda e Link, eterni!), la ricostruzione della loro vita insieme e di un sentimento mai dichiarato ma sempre latente, mentre Horizon Zero Dawn è tutto su Aloy, è un’avventura di autodeterminazione in cui una donna afferma se stessa letteralmente, scoprendo chi era, chi è e mostrandolo a tutti perché le venga tributato ciò che merita. I restanti personaggi sono solo spalle. Uno è ambientato in un regno magico in cui il nemico è un demone (una sorta), l’altro in un mondo molto materiale in cui è l’uomo, inteso come specie (ma in fondo anche come sesso), il peggior nemico possibile. Tuttavia la maniera in cui i due giochi si somigliano, a fronte di gameplay che suonano molto diversi al tocco, rimane tra le più impressionanti in assoluto.