Il videogame è divertente? Un interrogativo curioso, la cui complessità sta tutta in un semplice e inaspettato punto di domanda. I videogiochi sono divertenti. Punto, non domanda. Nell’immaginario comune è così.

Il fatto che a pagina 20 di Videogame. Una piccola introduzione – recente volume edito da LUISS University Press – si sia deciso di infilare proprio quel punto di domanda nel titolo di un ampio paragrafo, la dice lunga sull’evoluzione che questo medium ha compiuto negli ultimi vent’anni. La dice lunga anche su quanto sia sfaccettato un mondo che dal di fuori spesso non viene compreso appieno. Talvolta per pregiudizio, talvolta per scarsa conoscenza. Qualunque sia il motivo, volumi come quello di Roberto Semprebene e Dario Edoardo Viganò costituiscono un valido strumento per avvicinare ai videogiochi anche coloro che ne fossero a completo digiuno. La “piccola introduzione” scritta dai due autori offre infatti un’ampia panoramica sul settore. Quel “piccola” non tragga in inganno: nonostante nessun tema specifico sia mai realmente approfondito – ma l’obiettivo non era certo questo – le duecento pagine del volume hanno un merito non indifferente: gettano uno sguardo curioso su aspetti anche lontani, lasciando poi al lettore l’onere di approfondire altrove, secondo le proprie necessità e i propri obiettivi.

Videogame. Una piccola introduzione

“I videogame hanno una storia, sono un fenomeno economico e sociale, hanno un impatto sulla cultura, hanno influenzato e sono stati influenzati dal progresso tecnologico, adattandosi ai social, alla realtà virtuale, al passo che il nostro mondo sta prendendo”, esordisce Semprebene nel primo capitolo, facendo già presagire al lettore il carattere generale del volume. Nel giro di poche pagine si passa dai concetti di narrazione e genere alle valutazioni di ordine morale che sempre più spesso i videogiochi chiamano in causa; da dettagli relativi a industria e consumer a un tragitto storico che dalle origini conduce ai giorni nostri, fino alla realtà virtuale. C’è spazio per citare Eco e le diatribe tra detrattori e sostenitori del mezzo e per tuffarsi nell’era crossmediale, quella in cui videogiochi, cinema, musica e letteratura convivono in costante relazione.

L’eclettismo dell’opera, che rifugge un taglio accademico pur non rinunciando alle tipiche fonti del ricercatore universitario, non spaventi. La necessità di condensare tanti argomenti in un unico volume comporta sì cambi di prospettiva fin troppo veloci e per certi versi spiazzanti, ma nulla toglie al valore dell’operazione, un’introduzione a misura di neofita. Mi sento di consigliare il libro, come detto qualche paragrafo più su, a chi è davvero a digiuno di videogiochi. Gli appassionati potrebbero infatti trovare molti paragrafi già familiari, sebbene qua e là emergano concetti niente affatto banali (vedi il tema dell’autore o la narrazione storico/bellica attraverso i videogiochi) che si prestano a interessanti riflessioni anche da parte di coloro che masticano di videogiochi già da anni.

Videogame. Una piccola introduzione

In un contesto – universitario e non solo – che sempre più si apre al videogioco, il volumetto di Semprebene e Viganò rappresenta la tipica opera propedeutica, un agile bignami da mettere in tasca all’inizio del proprio percorso di studio e approfondimento.