Age of Empires, ammettiamolo, uscì in un periodo propizio, ideale per permetterci il raggiungimento e ottenimento di determinate qualifiche e abilità, un po’ come se l’immateriale divinità dei videogiochi, sazia delle ore di vita sacrificate al suo altare, avesse improvvisamente deciso di premiare la nostra fede.

Proprio mentre alcuni di noi si affacciavano per la prima volta al complesso e intricato mondo delle scuole superiori, l’ignara Ensemble Studios, inconsapevole e pur imprescindibile profeta e araldo di una volontà superiore, nell’ormai lontanissimo 1997, pubblicò il primo capitolo della fortunatissima serie pubblicata da Microsoft.

 

 

Il modello di riferimento era chiarissimo, Warcraft ovviamente, da cui ne ereditava di sana pianta le meccaniche di gameplay, ambientando tuttavia ogni campagna in un contesto fondamentalmente inedito e sconosciuto agli strategici in tempo reale dell’epoca. Laddove Blizzard aveva scelto di offrire al suo pubblico una fuga dall’ordinario totale e onnicomprensiva, mondi digitali in settings fantasy, Age of Empires aveva a che fare con battaglie e personaggi tratti dalla storia.

Ascesa della Civiltà Egizia, questo era il titolo della campagna d’addestramento, metteva subito in chiaro quale fosse il quid, il discriminante e punto di forza della produzione. Questa commistione tra eventi già accaduti, che quindi non potevano conoscere altro esito, e la totale libertà con cui raggiungere gli obiettivi proposti in ogni singola missione, davano la virtuale e immaginaria sensazione di potersi confrontare direttamente con gli strateghi, generali e regnanti che realmente ed empiricamente presero certe scelte, adottarono particolari tattiche in battaglia, promossero lo sviluppo culturale del proprio popolo.

Si trattava, ovviamente, di un’interpretazione semplificata e ridotta, una versione edulcorata e riassuntiva di fatti storici realmente accaduti, ma l’inganno, l’illusione di dover affrontare difficoltà e ostacoli del tutto simili, c’era tutta.

Age of Empires II screenshot

Chiunque abbia avuto a che fare con un qualsiasi episodio di Age of Empires, almeno una volta, anche solo per perdere un po’ di tempo, si è sicuramente destreggiato nella creazione di una mappa tramite l’editor dedicato.

 

Con Age of Rome, prima ed ultima espansione per il capostipite della saga, le cose si fecero ulteriormente interessanti. Non solo perché andavano a toccare un argomento piuttosto caro a noi italiani, la magnificenza e l’imponenza del gigantesco Impero Romano, ma soprattutto perché andava a limare quei pochi difetti che l’originale, sin dalla prima partita, metteva in mostra. Alcuni problemi di bilanciamento, fortemente penalizzanti soprattutto online, la possibilità di creare le unità in serie nei centri deputati, l’introduzione di nuove tecnologie che approfondivano ulteriormente lo skill tree di ogni civiltà, tutte introduzioni efficacissime, apprezzatissime, utilissime.

Tra il 1997 e il 1998, anno di Age of Rome, non ci siamo limitati a diventare grandi imperatori, ottimi diplomatici, fini strateghi. Abbiamo imparato un mucchio di nozioni sulla storia antica con estrema facilità, sorprendendo professoresse e compagni di scuola, esibendo un campionario di aneddoti e piccole curiosità con una disinvoltura spiazzante. Non solo.

“Grazie ad Age of Empires abbiamo imparato un mucchio di nozioni sulla storia antica con estrema facilità”

Mentre eravamo intenti ad estrarre oro, organizzare la lavorazione delle fattorie, erigere una cinta di mura e comandare l’esercito sul fronte, ci siamo scoperti a nostro agio nell’arte, molto contemporanea, del multitasking, dote che, proprio per evitarci il debito in qualche materia, ci ha permesso di copiare compiti e appunti dal secchione della classe, mantenendo comunque una florida vita sociale.

Con Age of Empires II: The Age of Kings, datato 1999, se possibile, è stato un amore ancor più incondizionato e travolgente. L’introduzione dei castelli e dei cancelli ha dato infinito potere ai mancati architetti di ogni angolo del globo, che non hanno perso occasione per erigere improbabili fortezze, quando non adorabili borghi immersi nella brughiera francese.

Ben più che rispetto al prequel, Age of Empires II: The Age of Kings metteva in scena eroi estremamente affascinanti, protagonisti di appassionanti campagne di conquista. Già lo stesso William Wallace, tirato in ballo negli scenari che componevano il tutorial, appariva come una figura ben più carismatica ed affascinante di Giulio Cesare.

Il rinnovato comparto grafico, una soundtrack estremamente più ricca e la moltitudine di civiltà, tecnologie e unità messe in campo, considerando anche The Conquerors, l’espansione del 2000, furono ulteriori fattori che collaborarono nel regalarci uno dei migliori RTS di ogni tempo, un capolavoro che, come ben sappiamo, è stato recentemente rimasterizzato in HD. Come se non bastasse proprio in questi giorni, ha visto la pubblicazione di una nuova espansione, Rise of the Rajas, che ha introdotto quattro nuove civiltà (Burmesi, Khmer, Malesi e Vietnamiti) con altrettante campagne. Un successo senza tempo insomma, confermato dal clamore che la notizia dell’aggiornamento, ufficializzata solo qualche giorno fa, aveva creato tra i fan.

Da lì in poi, la saga è andata in calando, sino ai giorni nostri, dove è divenuta un vuoto e rinsecchito carapace in cui stipare produzioni mobile non proprio all’altezza del buon nome che pur esibiscono nel titolo.

Age of Mythology, nel 2002, mescolava le carte in tavola, avvicinando la saga alle tinte fantasy di Warcraft, ma mantenendo comunque una certa attinenza con la storia, anche se traslata e filtrata attraverso le leggende del mito greco. Con l’apparizione di poteri magici e creature divine, il capitolo in quesitone finì tuttavia per infrangere l’equilibrio su cui si fondava il gameplay della saga, dimostrandosi, in fin dei conti, un passabile passatempo, ben lontano dal potersi ritenere un raffinato e affascinante RTS.

Star Wars Galactic Battlegrounds

Star Wars: Galactic Battlegrounds può considerarsi una vera e propria costola di Age of Empires, un capitolo apocrifo, uno spin-off ambientato nell’universo immaginifico partorito da George Lucas. Disponibile su Steam, propone diverse campagne in cui potrete prendere il controllo di diverse civiltà tra cui Gungan, Wookie e Ribellione.

Age of Empires III: Age of Discovery, del 2005, più che la verve, la classe dei due prequel, aveva ormai perso il treno, lo stesso che gli Ensemble Studios avevano colto al volo, in perfetto orario, lungo il binario inaugurato da Blizzard diversi anni prima. Un prodotto insomma assolutamente canonico, poco coraggioso semmai, che anche per demeriti del setting scelto non si fece mai strada nei cuori degli appassionati.

Rise of the Rajas, dicevamo, è il tributo più sincero che l’industria dei videogiochi abbia potuto ideare e regalare ad uno dei pilastri del nostro caro hobby. Ideare e pubblicare un’espansione per un gioco pubblicato diciassette anni fa è la testimonianza che certi titoli non conoscono età, incuranti del tempo che passa e dei concorrenti che si alternano sugli scaffali dei negozi, che intanto, da quel lontano 1999, sono addirittura diventati digitali. Sebbene con gli anni l’antica magnificenza della serie sia progressivamente scemata, oggi come allora, appassionati e non del genere, dovrebbero tentare, almeno una volta, di fondare un proprio impero, magari proprio recuperando quel capolavoro che risponde al nome di Age of Empires II HD Edition, direttamente su Steam.