C’erano orde di odiatissime scimmie, teste di zombie che saltavano come tappi di champagne, un arsenale di tutto rispetto, decine di missioni da completare non prima di aver esaurito l’intero campionario di imprecazioni in proprio possesso, un multiplayer (rigorosamente in locale) che definire assuefacente sarebbe un eufemismo. C’era tutto questo, è vero, ma non era finita qui. Il single player, di quell’indimenticabile capolavoro che risponde al nome di TimeSplitters 2, abbondava di momenti memorabili e non solo grazie alla comicità e ilarità scaturita da certi passaggi della sceneggiatura.

Per esempio, la missione in Siberia, quella che avviava l’avventura, era in più di un senso un doveroso e sentitissimo omaggio a quel GoldenEye 007 che in molti, in Free Radical, avevano contribuito a sviluppare ai bei tempi andati della Rare ancora in grado di stupire e ammaliare il suo pubblico. Anche farsi strada nella fredda cattedrale di Notre Dame, a suon di potenti colpi di doppietta, del resto, aveva il suo perché.

Timesplitters 2 screenshot 1

NeoTokyo in tutta la sua desolante e deprimente bellezza.

Eppure, nonostante i tanti highlight, nulla seppe affascinare le nostre giovani menti di videogiocatori in cerca di emozioni forti come l’approdo nella NeoTokyo del 2019, dopo l’ennesimo balzo temporale del Sergente Cortez nel disperato tentativo di impedire la fine del genere umano. La fumosa e distopica capitale nipponica del futuro, ben prima che come l’ennesimo scenario in cui scatenare una tempesta di piombo, si presentava agli occhi dell’utente come un mix di citazioni e rimandi ad un nutrito numero di opere sci-fi.

“l’esplorazione delle sparute vie e quartieri che componevano l’ambientazione era più che sufficiente per innescare una lunga serie di reminiscenze circa film e romanzi consumati negli anni”

Stando ben attenti a non perdere di vista l’ignara malvivente che, opportunamente e attentamente pedinata, ci avrebbe condotti nel suo covo, l’esplorazione delle sparute vie e quartieri che componevano l’ambientazione era più che sufficiente per innescare una lunga serie di reminiscenze circa film e romanzi consumati negli anni. Su tutti, ovviamente, spiccava Blade Runner. Le insegne pubblicitarie, le gigantesche scritte al neon, lo stesso degrado, pur appena accennato, in cui riverserebbe l’umanità di questo futuro, rimandano prepotentemente al lungometraggio di Ridley Scott. La colonna sonora, al contempo, proponeva una riuscitissima fusione del genere chill-out con sonorità arabe e orientali, suggerendo sia quell’incontro (e scontro) di culture e popoli proprio dello stesso Blade Runner, sia ricordando da vicino soundtrack di film del calibro de Il Quinto Elemento o Nirvana. Lo stesso design del villain del livello, la letale Sadako, era equipaggiata di un ingombrante visore che avrebbe fatto invidia a Johnny Mnemonic.

Timesplitters 2 screenshot 2

Il livello iniziava con un’interessante fase stealth in cui bisognava evitare di farsi scoprire dalle telecamere di sicurezza per intrufolarsi nel covo dei nemici. Una volta dentro si poteva scegliere se continuare a mantenere un basso profilo o se dare sfogo alle proprie smanie distruttrici.

La scampagnata a NeoTokyo, in TimeSplitters 2, in termini puramente ludici non è certamente tra i livelli più riusciti dell’avventura. I ritmi blandi e il suo level design tutt’altro che irreprensibile, lo innalzano a massima espressione di un precoce invecchiamento che ha investito l’intero genere con l’avvento delle ben più performanti PlayStation 3 e Xbox 360, che fondarono parte del loro successo proprio su FPS spettacolari e impattanti sia sul piano degli effetti speciali, sia sul piano prettamente registico.

Poco male, in ogni caso, perché il feeling di quello scorcio di futuro, bastò per farci innamorare ancor più profondamente di TimeSplitters 2. Come se non bastasse, fu un esempio lampante di cosa fossero ormai diventati i videogiochi: mondi non solo abbozzati e parzialmente in grado di raccontare storie, ma veri e propri luoghi virtuali, ricchi di dettagli, accenni e riferimenti. Oggi come oggi, non vale quasi la pena rispolverare l’FPS di Free Radicals, irrimediabilmente e malamente invecchiato, sebbene certe ambientazioni, come quella qui presa in esame per l’appunto, siano ancora in grado di ammaliare, non fosse per il carico di dolci ricordi che si trascinano dietro.