Non è ciò che Sparda avrebbe voluto. Lui, il Leggendario Cavaliere Nero, il demone che osò sfidare Mundus, re degli Inferi, ed i suoi stessi simili pur di salvare il genere umano dalla follia della propria razza, non avrebbe mai immaginato che i suoi figli sarebbero arrivati a tanto. E Dante questo lo sa bene, tanto da ricordarlo con insistenza a suo fratello Vergil che, accecato dalla sete di potere, impugna la spada del padre con l’intento di sottrarre l’amuleto al mezzo demone. Le parole del giovane si perdono così nel nulla lasciando spazio ad un silenzio tombale, interrotto unicamente dal rumore metallico delle loro armi bianche che si scontrano.

È un combattimento frenetico, carico di tensione e rancore quello tra i due fratelli, entrambi segnati dall’improvvisa scomparsa dell’adorata madre. Vittime di un destino infame che ha plasmato il loro temperamento e ne ha diviso le strade, gli eredi di Sparda si trovano ora faccia a faccia per l’ultima volta, consapevoli che lo scontro non andrà a influire unicamente sulle loro vite, ma determinerà le sorti dell’intera razza umana.

Bad Memories - Devil May Cry 3 Dante's Awakening artwork

La battaglia tra Dante è Vergil è il momento più intenso di Devil May Cry 3: Dante’s Awakening

“l’agognata vittoria non si lascia gustare appieno”

Vergil, il boss finale del gioco, conosce alla perfezione lo stile del fratello e non fatica a schivare anche il fendente più vigoroso, mettendo a dura prova i nervi del giocatore che si ritrova così a studiare meticolosamente l’avversario, apparentemente impenetrabile. Ed è solo dopo aver pianificato con attenzione la strategia da adottare (spesso frutto di ore e ore di analisi) che Vergil comincia a cedere sotto i colpi di Rebellion, la lucente spada di Dante, fino ad accasciarsi sfinito al suolo. Non riuscendo ad accettare la sconfitta, il mezzo demone si lancia in un’ultima, disperata carica contro il fratello che, ancora una volta, impone la sua superiorità. Le scene che si susseguono sono cariche di pathos e segnano la disfatta psicologica di Vergil che, ormai consapevole del suo destino, si getta da un dirupo, pronto ad abbracciare l’eterno oblio del regno demoniaco.

Questa volta l’agognata vittoria non si lascia gustare appieno e, arrivati alla fine del gioco, ci si lascia avvolgere da quel senso di malinconia che accompagna gli addii più dolorosi, quelli pieni di rimorsi e di rimpianti, consapevoli che, nonostante il difficile rapporto tra i due, Dante non si perdonerà mai per l’amara scomparsa del fratello. In fondo, anche i demoni piangono.