Titolo: Dragon Age: L’Impero delle Maschere
Autore: Patrick Weekes
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Anno: 2014
Pagine: 358
Prezzo: 15,00 €

 

In Dragon Age: L’Impero delle Maschere tutto ruota attorno al Gioco. Praticato solo dai nobili che possono permetterselo, è il frutto di un’intricata, complessa e dinamica trama di inganni, tranelli e sotterfugi volti alla conquista, all’usurpazione, al mantenimento del potere. C’è qualcosa de Il Principe di Macchiavelli, c’è moltissimo di Game of Thrones in questo concetto astratto, mai completamente ed esplicitamente definito, ma che inquadra il contesto di riferimento entro il quale si muove il romanzo: la politica.

Imperi sono sorti e molti altri sono caduti per semplici questioni di principio e lo sa bene Celene: imperatrice di Orlais, sopravvissuta ai propri genitori e allo zio prima di vedersi consegnare il trono del più potente dei regni di Thedas. Lusso, ricchezza e molti agi sconosciuti a buona parte del popolo, certo, ma la sua tormentata e difficile vita da reggente è drammaticamente segnata dal senso del dovere e del rispetto per i suoi sudditi: un sentimento che la spinge con sincera risolutezza ad evitare con ogni mezzo possibile i conflitti e ad inseguire l’utopico desiderio di eliminare qualsiasi discriminazione.

Dragon Age L'Impero delle Maschere copertina

Dragon Age L’Impero delle Maschere – La copertina

A conti fatti è proprio questa la sua debolezza, l’arma che i suoi avversari gli rivolteranno contro, nel tentativo di prendere il suo posto, quando il Gioco, è proprio il caso di dirlo, si farà più duro. Sarà l’amore per l’elfa Briala, il desiderio di restituire diritti e dignità al suo popolo, a metterla in pericolo, mentre cercherà a tutti i costi di non mostrarsi debole agli occhi dei potenti, senza per questo abbandonare il suo nobile intento. Dalla sua parte solo pochi fedelissimi, tra cui l’instancabile Sir Michel: campione di Orlais, nonché guardia personale dell’imperatrice.

Sarà questo terzetto di personaggi a tenere le redini della narrazione in entrambi le parti costitutive del romanzo. La prima, dai ritmi quasi soporiferi, serve da lunghissima introduzione e preambolo. Introduce ai fatti principali e tenta, senza troppo successo invero, di ragguagliare il neofita di alcuni concetti basilari dell’universo immaginifico della saga di Bioware. Non solo: la narrazione si incaponisce su troppi dettagli poco interessanti, su dialoghi ripetitivi, su descrizioni poco utili.

Si tratta di una piccola parte fortunatamente. Patrick Weekes, nuovo Lead Writer della saga tra l’altro, paga lo scotto di non saper dare un equilibrio alla narrazione, ma si rifà non appena scatta il tranello architettato dallo spietato Gaspard de Chalons alla cugina nonché imperatrice di Orlais. Nonostante permanga qualche insicurezza nella trascrizione delle scene di battaglia, la storia, lontana dalle cerimonie di palazzo, prende vigore, incalzata dal susseguirsi di fughe rocambolesche, incontri pericolosi e inaspettati salvataggi. A beneficiarne è soprattutto il ritmo: serrato e costantemente sospinto da cliffhanger che invogliano a proseguire nella lettura.

Ne viene fuori un fantasy apprezzabile anche per chi non ha mai sentito parlare di Dragon Age, a patto di essere consapevoli che tanti rimandi, citazioni e ammiccamenti al lettore andranno inevitabilmente persi. L’autore limita i danni, nonostante qualche evidente ingenuità dovuta all’inesperienza, ancorandosi a una trama che nella seconda parte del libro si rivela avvincente, interessante, ricca di spunti. Va da sé che il fan, magari proprio dopo aver giocato all’ultimo capitolo della saga, Inquisition, non potrà che appassionarsi ancor di più alla lotta politica, al Gioco, dell’imperatrice Celene. Il romanzo è fedelissimo alle atmosfere respirate nei videogiochi, l’importante è che non vi aspettiate qualcosa di paragonabile, per complessità e ambizioni, a Game of Thrones.

Dragon Age artwork

Celene, Briala e Gaspard de Chalons così come li abbiamo visti in Dragon Age: Inquisition