Il miracolo nel miracolo fu riuscirci non con una IP nuova di zecca o con il sequel di una saga affermata, ma con un tie-in. Oggi la cosa non desterebbe così tanto scalpore, visto che qualche buon risultato è stato raggiunto anche da studi non troppo acclamati, ma nel pieno degli Anni ’90, trarre un videogioco da un film, voleva dire accollarsi immediatamente e automaticamente lo scetticismo di critica e pubblico. All’epoca, tuttavia, c’era una Nintendo che quando decideva di fare le cose le faceva in grande stile, affidandosi opportunamente alle sue scattanti e infallibili second party, pronte a tutto pur di arginare e minimizzare il fuggifuggi di terze parti che sposavano con sempre più convinzione la causa di Sony con la sua fortunata PlayStation.

GoldenEye 007 esordì in tutto il mondo nell’agosto del 1997, a quasi due anni di distanza dall’omonima pellicola a cui si rifà. Che il gioco potesse sorprendere in positivo lo si era già intuito a lavori in corso, ma in pochi avrebbero scommesso che sarebbe stato proprio un tie-in a ridefinire canoni e parametri di paragone del genere degli FPS.

GoldenEye 007 screenshot 1

Ben prima di Master Chief, fu Bond a impugnare due armi alla volta.

Il tuffo a volo d’angelo dalla sommità della diga, la rocambolesca fuga dal treno con tanto di conto alla rovescia, l’attraversamento della fitta giungla tra trappole e cannoni gatling automatizzati, ovviamente la sezione a bordo del tank e il difficile scontro finale contro la nemesi di Bond: GoldenEye 007 è pieno di sezioni memorabili che hanno segnato per sempre le nostre vite da videogiocatori.

In quel grande capolavoro che già conteneva numerose idee e spunti che sarebbero stati ripresi anni dopo con Perfect Dark, ogni singolo elemento concorreva a rendere semplicemente perfetta la compagna in single player.

“Del resto, lo stesso Bond si è sempre trovato a suo agio sia quando era vitale mantenere un basso profilo, sia quando c’era da districarsi tra esplosioni e proiettili che piovono da ogni dove. GoldenEye 007 riproponeva coraggiosamente questa ambivalenza. “

L’hud, tanto per cominciare, la cui essenzialità venne poi emulata dai Free Radical (tra cui pure militavano tanti ex-Rare) in Timesplitters. L’arsenale, quanto mai ampio e variegato a tal punto da includere persino un fucile laser e l’ambitissima Golden Gun. Le ambientazioni, magistralmente ricalcate da quelle del film e opportunamente ampliate con coerenza dove necessario. L’uso degli immancabili gadget dell’agente segreto, che introducevano minuscoli enigmi. Le brevi ma intense scene d’intermezzo, ideali per sviluppare i momenti salienti della trama che si manteneva fedelissima a quella del film.

Più di ogni altra cosa, GoldenEye 007 è entrato nella storia per altri due motivi intimamente interconnessi: il ritmo e il multiplayer. La progressione di ogni livello era semplicemente perfetta dal momento che sviluppava ed evolveva un gameplay che dall’inizio alla fine non smetteva mai di sorprendere, di mostrare nuove possibilità strategiche, di offrire al videogiocatore strumenti inediti con cui ampliare ulteriormente l’approccio agli scontri a fuoco.

Del resto, lo stesso Bond si è sempre trovato a suo agio sia quando era vitale mantenere un basso profilo, sia quando c’era da districarsi tra esplosioni e proiettili che piovono da ogni dove. GoldenEye 007 riproponeva coraggiosamente questa ambivalenza. Dotava il nostro di pistole e mitra silenziati, consentendogli di muoversi nell’ombra e di eliminare le guardie nel momento più propizio con la complicità di un level design che spesso incoraggiava ad agire secondo le regole di un qualsiasi stealth game. Anche quando il ritmo si alzava, tuttavia, le cose funzionavano ugualmente alla grande. Il mirino, che tuttavia costringeva a un minimo di adattamento e pratica, invogliava a inanellare headshot su headshot; mitra, bombe e fucili di ogni genere incitavano intimamente allo sterminio; l’altissimo numero di brutti ceffi che vi braccavano da ogni lato, una volta dato l’allarme, non vi lasciavano altra scelta che lasciarvi risucchiare dal vortice delle innumerevoli sparatorie che vi avrebbero visti coinvolti.

GoldenEye 007 screenshot 2

Il multiplayer di GoldenEye 007: teatro di infiniti scontri al di qua e al di là dello schermo.

Come già anticipato poco sopra, inoltre, completata la campagna in singolo c’era il multiplayer in locale fino a quattro giocatori che, grazie alle innumerevoli modalità di cui era dotato, era capace di tenere incollati al pad un fiero manipolo di amici più interessato a dimostrare la propria superiorità sugli altri, piuttosto che a dare sfogo ai propri ormoni adolescenziali in subbuglio cercandosi una ragazza in carne ed ossa. Anche qui, l’intangibile plus era rappresentato dal ritmo: mappe contenute, scontri che si consumavano mai troppo presto, mai consumando troppi caricatori.

GoldenEye 007 ha segnato per sempre la vita di chi ha avuto la fortuna di goderselo sul proprio Nintendo 64. È innegabilmente un capolavoro, ma non potremmo mai definirlo “senza tempo”. Il suo merito più grande, e a volte poco riconosciuto, è stato quello di dimostrare che anche le console potessero ospitare sui loro circuiti FPS di spessore. Il resto è storia: sui sistemi a 128-bit prima e su PlayStation 3 e Xbox 360 dopo, abbiamo visto il genere crescere esponenzialmente grazie soprattutto alle tante intuizioni e innovazioni che i ragazzi di Rare avevano già sperimentato e introdotto in uno dei titoli che più di altri ha concorso a renderla una software house tanto rispettata da critica e pubblico. Se GoldenEye 007 oggi è un FPS sorpassato e “vecchio”, lo si deve proprio a GoldenEye 007 stesso.

Come è stato (ri)giocato: A causa di intricate magagne con i diritti del brand, GoldenEye 007 ha rischiato più volte di finire su Xbox Live o sulla Virtual Console di Nintendo senza mai riuscirci davvero. Per questo, l’unico modo per rigiocarlo è di munirsi di Nintendo 64 e cartuccia originale. Su eBay se ne trovano parecchie in vendita con prezzi abbastanza variabili.